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Brexit: May promette piena tutela ai cittadini Ue

La Brexit irrompe alla fine della prima giornata del Consiglio Europeo, senza preavviso: il premier inglese Theresa May, che ha lasciato la cena prima degli altri perché si andava a discutere dell’abbandono di Londra delle due agenzie comunitarie, ha detto chiaramente ai leader europei che nessun cittadino europeo – sono oltre 3 milioni, di cui 600mila italiani – dovrà lasciare il Regno Unito quando questo uscirà dalla Ue, e che a tutti verrà data la possibilità di regolarizzare il proprio status. Inoltre la May avrebbe proposto di dare la residenza piena, con tutti i diritti connessi, ai cittadini europei residenti nel suo Paese da almeno cinque anni. Secondo una fonte diplomatica, May ha spiegato ai suoi colleghi che tutti i cittadini europei residenti (a una data che sarà specificata in seguito e non anteriore ai negoziati Brexit) da almeno cinque anni verrà data la residenza con pieni diritti. Anche a chi è arrivato nel Paese prima della data limite, ma non ha ancora i cinque anni da residente, verrà data la possibilità di restare fino al compimento dei cinque anni e chiedere poi il permesso di soggiorno definitivo. Maggiori dettagli sulla proposta inglese saranno forniti la prossima settimana, in un documento che sarà presentato in Parlamento a Londra.
Una partita quindi che interessa molto l’Italia, anche se altri due dossier ieri sono stati affrontati: immigrazione e agenzie europee che lasceranno Londra per la Brexit, e su entrambi l’Italia qualche punto lo porta a casa. Piccoli passi, non determinanti, ma certamente si tratta di novità che aprono prospettive nuove sia per le rotte dei migranti dal nord Africa sia per la corsa di Milano all’assegnazione dell’Ema, l’agenzia europea per i medicinali (per quella bancaria, Eba, l’Italia non concorre, e già si parla di Francoforte). Sulle agenzie c’è un accordo di massima su come procedere per stabilire i criteri di assegnazione: molti erano i principi messi sul tavolo per l’assegnazione (vedi Sole 24 Ore del 20 giugno, ndr) ma dopo la cena di ieri – quando Theresa May ha lasciato il Palazzo Justius Lipsius – l’indicazione emersa è stata quella di aumentare il peso dei criteri “tecnici” rispetto a quelli “geopolitici”, che erano stati quelli ispiratori nel 2003. Insomma, si andrà a fare valutazione tecniche (su sei capitoli, cinque saranno dedicati a questo) e a quale punto, senza arrivare ad una short-list, le città candidate che hanno avuto giudizi migliori saranno certamente avvantaggiate. Ecco quindi la strada un po’ più larga per Milano, anche se Amsterdam risulta ancor quella potenzialmente più forte. Ci sono 21 candidature, ma potrebbero ancora salire, visto che le domande scadono il 31 luglio. Sul questo punto l’Italia ha avuto come principali alleati Paesi Bassi e Spagna (in lizza c’è anche Barcellona), ma anche Danimarca (in corsa anche Copenhagen) e Svezia. L’altra questione importante è che si dovrebbe votare a maggioranza, quindi servono 14 voti per ottenere l’assegnazione. La doppia partita Ema-Eba (alcune città concorrono per entrambe) aprirà una partita complessa di alleanze, anche se il processo disegnato favorirà di più i migliori. Ed è su questo che conta l’Italia per Milano.
Il Consiglio europeo di immigrazione parlerà oggi, ma già ieri ne hanno discusso il presidente della Commissione, Jean-Claude Junker, e il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, in un incontro in mattinata. Sul dossier “serve sia dal punto di vista economico che delle scelte politiche un impegno maggiore, bisogna riconoscere che la Commissione e il presidente sono consapevoli di questo impegno”. E Junker ha aggiunto che l’Italia può “continuare a contare sulla solidarietà europea” sul fronte della crisi dei migranti. Parole non solo di circostanza, pare, che fanno vedere l’ipotesi dell’approvazione di un nuovo principio, che prevede una “divisione delle rotte” e l’approdo di migranti salvati nel Mediterraneo meridionale – la cui destinazione sarebbe comunque l’Italia – in altri paesi, e si parla di Francia, Spagna e Cipro. Insomma, “Search & Rescue” con destinazioni allargate, il che rappresenterebbe un cambio di passo. Non tutti saranno d’accordo, e l’applicazione non sarebbe immediata, ma è la prima volta che il principio così entra in carte ufficiali comunitarie.

Carlo Marroni

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