Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Brexit, May chiede il rinvio fino a giugno

Theresa May appare alle 20.30 a Downing St e inizia in diretta tv un discorso accorato: «Il rinvio è un grande rammarico per me», dice ai britannici, «sono con voi: so che siete stanchi di questi negoziati, dello stallo politico e dei parlamentari che non pensano più ai vostri bisogni quotidiani. È tempo di completare la Brexit. Ora o mai più». Il Paese è al bivio finale, la tensione è altissima: il 90% dei britannici considera i negoziati sulla Brexit “un’umiliazione nazionale” (sondaggio Sky). È l’immagine di un Regno Unito nervoso ed esasperato, dopo quasi 3 anni di pantano che ora potrebbe tramutarsi nel No Deal, cioè l’uscita senza accordo di Londra dall’Ue con conseguenze forse durissime per l’economia britannica. Ieri alla Camera dei Comuni di Londra è andato in scena l’ennesimo dramma politico, mentre il 29 marzo si avvicina. Theresa May ha annunciato la richiesta di rinvio della Brexit alle autorità europee, cosa che verrà discussa al Consiglio europeo di oggi e domani. Un rinvio breve, fino a giugno, perché altrimenti Londra sarebbe costretta alle elezioni europee, magari a quelle nazionali e chissà, a un secondo referendum, «il che tradirebbe per generazioni la fiducia nella politica» inglese. Per la prima volta May ha accennato a sue possibili dimissioni: «Da prima ministra non posso accettare un rinvio oltre il 30 giugno».
Ha risposto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: «Una breve estensione della scadenza del 29 marzo è possibile solo se prima il Parlamento britannico approverà l’accordo sulla Brexit». Tusk chiede un miracolo. Il ragionamento di Bruxelles è questo: le ultime “concessioni” strappate da May a Juncker saranno inserite nell’accordo tra la premier e l’Ue e ciò dovrebbe convincere John Bercow, lo speaker della Camera dei Comuni, a farlo votare tra martedì e mercoledì prossimi in Parlamento (si era opposto a testi senza modifiche “sostanziali”).
Se May vincesse, sollievo mondiale e ok al piccolo rinvio.
Ma se la premier perdesse, l’unica soluzione sarebbe un Consiglio europeo straordinario il 28 marzo. E per evitare il No Deal sul tavolo ci sarà un’unica alternativa: un rinvio lunghissimo della Brexit, fino a 12-15 mesi, che i 27 Ue concederanno solo in cambio delle dimissioni di May, nuove elezioni o un secondo referendum. Insomma, Theresa May è quasi spacciata. I brexiters del suo partito ieri hanno ribadito che non voteranno il suo accordo per nessuna ragione al mondo. Quali speranze può avere la premier, in un Parlamento sempre più sonnambulo? Ieri sera il leader laburista Corbyn — chiamato a sorpresa a Downing St da May — è andato via all’improvviso dopo aver scoperto che al tavolo c’era anche l’odiato “disertore” Chuka Umunna. La prova che molti politici a Londra non hanno ancora capito che al disastro mancano solo pochi giorni.

Alberto D’Argenio  Antonello Guerrera

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa