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Brexit, l’ultima carta di Johnson “Al voto ancipato il 12 dicembre”

Un’ultima chance di approvare la Brexit entro il 6 novembre e poi comunque vada elezioni anticipate il 12 dicembre. Sono le proposte che Boris Johnson presenterà lunedì in parlamento nel tentativo di uscire dalla paralisi politica. In una lettera al leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, il primo ministro conservatore ammette per la prima volta che non sarà possibile realizzare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 31 ottobre, diversamente da quanto si era impegnato a fare a qualunque costo «vivo o morto », secondo le sue stesse parole: non c’è più abbastanza tempo. Stamane la Ue annuncerà se il prolungamento del negoziato, che il premier è stato costretto a chiedere per volontà della camera dei Comuni (sebbene dicesse: «Preferisco essere trovato morto in un fosso»), sarà breve, «fino al 15 o 30 novembre», o lungo, «fino al 31 gennaio», scrive Johnson a Corbyn. In realtà è possibile che Bruxelles offra a Londra un rinvio “flessibile”, a seconda di come si evolve la situazione.
Ma Downing Street ha scelto lo stesso la propria strategia: chiederà ai deputati di approvare l’accordo sulla Brexit nelle prossime due settimane e poi, in ogni caso, di andare alle urne per verificare chi ha la maggioranza nel paese. «Se vincerò io, farò approvare il mio accordo in gennaio e volteremo pagina», promette BoJo. «Se vincerà Corbyn, avremo un altro rinvio della Brexit, un suo tentativo di arrivare a un diverso accordo con la Ue e un referendum in cui non sappiamo come si schiererà il leader laburista». È la terza volta che Johnson chiede a Westminster le elezioni. Per indirle, in base a una legge votata quando era al governo David Cameron, occorre una maggioranza di due terzi: dunque anche il sostegno dell’opposizione. Stavolta le indiscrezioni dicono che il Labour potrebbe accettare la sfida, visto che il rinvio della Brexit scongiura, almeno per il momento, un’uscita dalla Ue con il temuto “no deal”, ovvero senza alcun accordo.
Non tutti erano d’accordo fra i Tories ad andare alle urne senza avere prima risolto la Brexit, nel timore che l’ultra-brexitiano Nigel Farage porti via consensi. E tra i laburisti c’è chi pensa sarebbe stato meglio avere prima un secondo referendum, visto che i sondaggi li danno per ora largamente battuti. Come che sia, si voterebbe a pochi giorni dal Natale. Chi canterà Jingle Bells il 25 dicembre?

Enrico Franceschini

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