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Brexit, l’Ue verso il sì a un rinvio “flessibile”

Il “No Deal”, la rovinosa uscita senza accordo del Regno Unito dall’Ue che incombe dopodomani, è più lontano perché l’Europa oggi potrebbe accettare la richiesta di Londra di un ennesimo rinvio della Brexit.
In cambio arriveranno condizioni precise, «durissime» secondo gli euroscettici britannici. Se May ha chiesto un’estensione fino al 30 giugno, Tusk e l’Ue offriranno in cambio solo un rinvio lungo e almeno fino a fine anno: certo, «flessibile», come invoca la premier britannica, cioè revocabile appena il Regno Unito approvi un accordo di uscita in patria. Ma che prevede elezioni europee per Londra qualora il limbo si prolungasse oltre il 22 maggio — altrimenti sarà fuori dall’Unione il 1° giugno — e anche la promessa del Regno Unito di non interferire nelle decisioni a lungo termine dell’Ue (budget, elezioni di presidenti di Commissione e consiglio Ue).
Insomma, oggi May dovrebbe ottenere un’altra concessione anche se ai 27 Paesi Ue non porterà nulla di concreto: i negoziati con il leader laburista Corbyn zoppicano, come confermava ieri il ministro delle Finanze ombra John McDonnell.
Ma questo al capo negoziatore Ue Barnier al momento basta: «L’Europa non decreterà mai un No Deal per Londra», ha detto, anche perché i due Paesi più esposti sarebbero l’Irlanda e la Germania di Angela Merkel.
Dunque, dopo aver visto la cancelliera a Berlino e il presidente Macron a Parigi, oggi May alla fine dovrebbe piegarsi.
Dagli Stati Uniti intanto arriva l’ennesima sferzata al Regno Unito e all’Europa. Il segretario americano al Tesoro Mnuchin ha dichiarato che il “No Deal” è uno scenario «molto probabile».
Come al solito, l’America di Trump soffia sul fuoco della mai sopportata Ue.

Antonello Guerrera

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