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Brexit, l’Ue con il fiato sospeso

Gran Bretagna col fiato sospeso per il referendum più importante degli ultimi decenni, quello sulla Brexit. I principali bookmaker britannici danno in vantaggio il fronte del «remain» a scapito dei sostenitori del «leave». «I politici britannici e gli elettori britannici devono sapere che non ci sarà alcuna rinegoziazione» avverte, intanto, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

E tanto per essere il più chiaro possibile aggiunge: «Fuori è fuori». Dopo l’allarme dei giorni scorsi, le borse ieri hanno tirato il fiato. Come era immaginabie, quindi, sono convulse le ultime ore della campagna elettorale, con l’inevitabile scia di polemiche come nel confronto infuocato tra l’ex sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, e il suo successore, il laburista Sadiq khan, le cui posizioni in merito al voto sono contrapposte. Questo, invece, l’appello del premier David Cameron: in caso di Brexit, il Regno Unito corre il rischio di restare «isolato» mentre sarebbe «più sicuro, più forte e migliore se resta nell’Europa, anche per le generazioni future». E se la stampa britannica sembra spaccata tra i «leave» (come The Daily Telegraph e The Sunday Times) e i «remain» (The Guardian e The Times), anche il mondo industriale appare diviso: 1.300 dirigenti britannici, inclusi gli amministratori delegati di 51 delle 100 compagnie più quotate dell’indice footsie, fanno un appello appellano perché il voto sia contro la Brexit. Le piccole imprese invece uscirebbero volentieri dalla Ue. L’Europa intanto non resta a guardare: un vertice a quattro tra i presidenti di Commissione Ue, Parlamento, Consiglio europeo e presidenza Olandese si terrà domani mattina (all’alba del 24 sono previsti i primi risultati ufficiali), mentre Juncker ha già fatto sapere che in caso di Brexit, non si dimetterà dalla presidenza della Commissione. Anche in Italia, il referendum britannico non lascia indifferenti i leader politici. Il premier Matteo Renzi richiama, dalle colonne del The Guardian, l’attenzione sull’importanza del voto osservando che un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea creerebbe una «Bretagna meno grande» che «andrebbe contro la stessa logica di chi vuole un’uscita» in quanto comporterebbe scegliere «l’autonomia al prezzo della solitudine, l’orgoglio al prezzo della debolezza e l’identità per l’autolesionismo». Interviene anche il cardinale Angelo Bagnasco secondo cui la Brexit non è un bene, «ma non bisogna fare i padroni».

Pd, anche Prodi e D’Alema chiedono cambio passo

Fatti di casa nostra, ovvero le scorie lasciate dall’esito del voto amministrativo e le crepe nel Partito dermocratico. La cosiddetta minoranza si prepara ad attaccare il segretario Renzi in direzione, che intanto proverà a difendersi puntando a una nuova segreteria. La forte battuta d’arresto subita dal Pd nelle ultime elezioni comunali ridà forza alle posizioni degli ex presidenti del Consiglio, Romano Prodi e Massimo D’Alema. Seppur con toni e argomentazioni diverse i due ex leader della sinistra chiedono un cambio di rotta al Pd e al Governo. Alle elezioni per il Comune di Roma «ho votato come sempre: secondo le indicazioni del partito», mentre al referendum costituzionale di ottobre «voterò no», dice D’Alema al Corriere della Sera, spiegando che la sconfitta del Pd «è una tendenza generalizzata». Secondo D’Alema «serve una figura che si occupi del Pd a tempo pieno. E serve una direzione collegiale. Il partito è stato volutamente lasciato senza guida». Le direzioni del Pd poi, prosegue, «sono momenti di propaganda in cui non esiste la possibilità di trovare convergenze o accordi». Il segretario del partito e premier, Matteo Renzi, ha perso la sintonia «con la base e con il Paese. Una parte molto grande dell’elettorato di sinistra – ha spiegato – non si riconosce nel Pd, non lo sente come proprio, non si mobilita. Renzi non si è limitato a rottamare un gruppo dirigente; sta rottamando alcuni milioni di elettori». «Renzi – sostiene D’Alema – dovrebbe cambiare. Questo risultato mette in discussione sia il rapporto tra il Pd, il suo elettorato e la società italiana, sia la politica del Governo, sia il modo in cui Renzi esercita tutti e due i ruoli». Alla domanda se ritiene possibile che Renzi possa cambiare, «la speranza è l’ultima a morire, ma non mi pare una persona orientata a tenere conto degli altri e neanche della realtà», ha concluso l’ex presidente del Consiglio. Secondo Prodi, invece, «non si tratta di cambiare i politici, ma di cambiare politiche. Cambiare i politici è condizione necessaria ma non sufficiente». «La mancanza di risposte efficaci logora. E al momento si sente la mancanza di risposte che affrontino il problema delle paure e delle cause reali delle paure», dice l’ex premier a Repubblica. «La gente vota i politici perché spera che cambino le cose, la personalizzazione è un riflesso. Infatti in queste elezioni hanno vinto dei volti sconosciuti. La personalizzazione non regge se non cambia le cose, o non dà almeno la speranza concreta di poterle cambiare». Agli attacchi risponde direttamente Renzi nella sua enews. «Dopo il risultato dei ballottaggi penso utile che il Pd e il governo cerchino di capire come e dove possiamo fare meglio». Ma la strada deve essere quella di «aprirsi di più al territorio, alle riflessioni e alle critiche dei cittadini, ai suggerimenti degli amministratori locali e dei circoli», e non di discutere con la «classica polemica sulle poltrone in segreteria o sul desiderio delle correnti di tornare a guidare il partito. Non credo ai caminetti: apriamo le finestre, spalanchiamole, altro che caminetti». «Parliamo, certo: ma con gli italiani e degli italiani, non dei nostri equilibri congressuali» perché «il Pd deve caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne». E di Roma e di Pd parla chi ha da sempre avuto un ruolo forte nella Capitale. «I protagonisti di questa difficile battaglia persa, non debbono agire tra di loro in modo ancora una volta furbesco», sostiene Goffredo Bettini. «Non si eviti, di nuovo, di aggredire il male che ci corrode almeno dal 2008. È da allora che a Roma il gruppo dirigente ha perso un baricentro unitario ed è cresciuto l’ignobile traffico delle correnti».

Raggi, inchiesta sulla consulenza Asl

Virginia Raggi è stata proclamata sindaco di Roma. Intanto, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine sulla consulenza svolta dalla Raggi alla Asl di Civitavecchia. Nei giorni scorsi gli stessi inquirenti avevano smentito l’avvio di una inchiesta sulla base dell’esposto dell’Anlep, associazione nazionale libertà e progresso.

Primo sì degli «ermellini» alla stepchild adoption

Una giornata, quella di ieri, che segna un momento importante con la sentenza 12962/16, pubblicata oggi, con la quale la Corte Suprema pronuncia sull’adozione «in casi particolari» prevista dalla legge 184 del 1983. Gli ermellini, nel confermare l’adozione della coppia di donne omosessuali, affermano che questa «non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice». Secondo la Cassazione, inoltre, questa adozione «prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempreché, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminete interesse del minore».

Al via l’esame di maturità tra eco, pil e suffraggette

Ieri al via gli esami di maturità con la prima prova di italiano con tracce su Umberto Eco, voto alle donne nel 1946, passando per il Pil e per il concetto di confine, fino a una traccia che cita Umberto Guidoni e Samantha Cristoforetti nei loro viaggi in orbita intorno alla Terra. Agli studenti il consueto «in bocca al lupo» da parte del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. E anche dal presidente del Consiglio, Renzi, che elogia le tracce: «Mi sembrano belle, ricche di spunti». Il ministro Giannini sottolinea che il «filo rosso» delle tracce proposte quest’anno per la prova di italiano «sono i valori e l’identità: sono un valore il paesaggio e la sua tutela. È un valore non limitare la misura dello sviluppo e del progresso di un Paese solo ad una quantificazione numerica. È un valore la scienza che supera ogni confine dell’immaginazione con l’uomo che affronta l’ignoto e lo spazio. È un valore il bene immateriale della letteratura. E ancora, è un valore la reinterpretazione del concetto di confine, che non èsolo separazione, ma può essere elemento di continuità e integrazione. È un valore il protagonismo delle donne, su cui dobbiamo ancora lavorare senza mollare mai la presa». «Personalmente avrei scelto l’analisi del testo di Umberto Eco – dice il ministro – una traccia che rappresenta anche un tributo ad un grande intellettuale italiano scomparso di recente».

Emilio Gioventù e Franco Adriano

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