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Brexit, i leader Ue mettono May con le spalle al muro

Nella stretta finale che dovrebbe portare a un’intesa sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, i Ventisette hanno strappato ieri in un vertice a Salisburgo una vittoria, con l’annuncio da parte di Londra di una prossima nuova proposta inglese per risolvere l’annoso nodo della frontiera irlandese. L’obiettivo è chiudere il negoziato entro novembre, al massimo. I Paesi membri hanno invece segnalato nuovamente contrasti sul fronte migratorio.
«Vogliamo compiere il massimo di progressi possibili da qui a ottobre – ha detto durante una conferenza stampa il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk -. Successivamente decideremo se sarà necessario un vertice straordinario il 17-18 novembre per finalizzare l’intesa». Due i punti da risolvere: il nodo relativo alla frontiera irlandese e la dichiarazione politica sul futuro partenariato. Vittoria europea, dopo forti pressioni da parte di Angela Merkel, Emmanuel Macron e lo stesso Donald Tusk, è stato l’annuncio della premier Theresa May di una nuova proposta “a breve” sul fronte irlandese.
Le trattative sono in dirittura d’arrivo – si spera in una accelerazione dopo la conferenza dei Tories del 30 settembre-3 ottobre – e i nodi ancora aperti stanno evidentemente provocando tensioni tra le parti, e a Londra. In questo contesto, fa notare un diplomatico europeo, ai brexiters inglesi la permanenza della signora May al governo «è comunque la migliora garanzia di un Brexit». Infatti, un eventuale cambio di primo ministro a Londra renderebbe più incerto l’intero processo negoziale.
Senza sorpresa, non sono piaciuti gli interventi dei premier maltese Joseph Muscat e ceco Andrej Babiš a favore di un nuovo referendum in Gran Bretagna. «Chi siamo noi per intervenire nella vita politica inglese? Quale è la rilevanza di queste uscite?», si è chiesto un negoziatore europeo. Invece, il presidente francese Emmanuel Macron se l’è presa con l’ex premier David Cameron che indisse il referendum del 2016: Brexit «Fu la scelta indotta da chi prometteva soluzioni semplici (…) Sono stati dei bugiardi».
Nel vertice di Salisburgo, i Ventotto hanno discusso ancora una volta della questione migratoria. «Il nostro obiettivo è rafforzare le frontiere e il rapporto con i Paesi terzi, nel campo dell’immigrazione e anche più in generale – ha detto il presidente Tusk -. Un nuovo dialogo con il presidente Abd al-Fattah al-Sisi ha ricevuto l’appoggio dei Ventotto». Dal Cairo, il ministero degli Esteri ha precisato che la collaborazione non deve riguardare solo il dossier migratorio.
Un incontro tra l’Unione europea e la Lega araba si terrà in febbraio al Cairo. Al di là della carta egiziana, la discussione sul fronte migratorio è stata interlocutoria. La proposta comunitaria di rafforzare Frontex non è piaciuta ad alcuni Paesi, tra cui l’Italia, per il timore di indebolire la sovranità nazionale. «Certo è abbastanza contradditorio chiedere a gran voce l’aiuto europeo per affrontare l’arrivo di migranti e poi essere freddi a un rafforzamento di Frontex», nota un negoziatore comunitario.
Diplomatici nazionali hanno spiegato che i leader sono tornati a evocare la possibilità di permettere ai Paesi che non vogliono accettare il ricollocamento di migranti (in altre parole i Quattro di Visegrád) di contribuire finanziariamente all’impegno europeo. L’idea era circolata nel 2016 a firma slovacca, mentre in luglio la Commissione europea, capovolgendo le prospettive, ha proposto che dal bilancio comunitario gli Stati che accolgono migranti ricevano un sostegno finanziario.
Monetizzare la solidarietà europea potrebbe essere un modo per coinvolgere tutti i Paesi membri nella gestione del dossier migratorio, ma vi sono molti dubbi a cominciare da quelli morali. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta poco convinta da questa possibilità, mentre il premier lussemburghese Xavier Bettel è stato ancora più netto: «Non stiamo parlando di tappeti o di prodotti, ma di essere umani (…) L’idea che si possa parlare di cifre per ogni essere umano mi disgusta».

Beda Romano

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