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Brexit, l’accordo in Europa. «Rinvio a fine ottobre»

Una estensione a fine ottobre per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, flessibile e con condizioni. Il summit straordinario dei capi di Stato e di governo, a Bruxelles, è continuato nella notte per concordare e poi far accettare questa soluzione alla premier britannica Theresa May, che aveva chiesto una proroga al 30 giugno prossimo per superare la scadenza di domani e poi uscire «il più presto possibile». May, però, non aveva potuto garantire di superare i contrasti nel Parlamento di Londra ed evitare una traumatica Brexit «senza accordo» con prevedibili conseguenze negative anche per i 27 Paesi membri. All’una di notte, quando il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, le ha proposto ottobre, ha chiesto una pausa di riflessione anche sulle condizioni.

La linea dell’Europa l’ha data, come al solito, la cancelliera tedesca Angela Merkel, entrata nel summit a Bruxelles dichiarando sicura: «Nessun dubbio che troveremo un accordo». La sua idea di proroga lunga include l’obbligo per May di organizzare le elezioni europee a fine maggio. Le regole comunitarie non sembrano consentire a un Paese, pur in uscita, di non essere rappresentato nella Camera Ue. «Per me è molto importante che il Regno Unito dica che si prepara per le elezioni europee, questo garantisce il funzionamento delle istituzioni europee», ha dichiarato Merkel, sostenendo lo slittamento lungo con possibilità di anticipare appena May riuscisse a ottenere l’approvazione a Londra del testo concordato con Bruxelles dopo una lunga e difficile trattativa. Il timore britannico è che il voto Ue di fatto diventi un secondo referendum sulla Brexit. La Francia avrebbe spinto per il rinvio solo fino a ottobre con revisione a giugno, per evitare, a novembre, la nomina di un commissario del Regno Unito nella nuova Commissione Ue.

«Siamo favorevoli ad una proroga, ovviamente non può essere di un mese o due, ma più lunga», è la posizione del premier Giuseppe Conte, che intende tutelare l’ampia comunità italiana nel Regno Unito e l’ingente interscambio commerciale italo-britannico. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier olandese Mark Rutte, abituali alleati di Merkel, condividono con la maggioranza del summit l’utilità di evitare la Brexit senza accordo. Ma hanno assunto una posizione più rigida per mettere pressione su May. «Niente deve essere preso per acquisito e, specialmente, una estensione lunga», ha ammonito Macron. «Dobbiamo assicurare che l’Ue possa funzionare», ha precisato Rutte. Il presidente della Camera Ue Antonio Tajani ha chiarito al summit che «il Parlamento Ue non è un Grand Hotel, dove si entra ed esce a piacimento», riferendosi agli eurodeputati britannici temporanei. «Mi dispiace che il mio Parlamento non sia riuscito ad approvare l’accordo che ci avrebbe consentito di uscire in modo regolare e ordinato — ha detto May —. Ma io e il governo continueremo a lavorare per riuscirci».

Ivo Caizzi

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