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Brexit e la valanga Boris demoliscono il Muro rosso

LONDRA — Cari europeisti, stavolta pare davvero finita. A meno di clamorose sorprese, la Brexit sarà presto irreversibile. Perché se in mattinata venissero confermati gli exit poll di ieri notte, Boris Johnson avrebbe trionfato nelle elezioni con 368 seggi, devastando l’opposizione Labour di Jeremy Corbyn, giunto a un umiliante capolinea politico con 191 miseri seggi. Il 70enne leader di sinistra potrebbe avere fatto un disastro peggiore dell’altro ultra-socialista Michael Foot, nel 1983. Non lontana la catastrofe del 1935, con i 154 seggi di Clement Attlee. Ieri sera Corbyn non si è fatto vedere. Ma il suo vice John McDonnell sulla Bbc era funereo, con la voce infranta dalla sciagura imminente: «Sarebbero numeri davvero negativi».
Johnson invece ha vinto l’azzardo della sua carriera: «Grazie a tutti, siamo la più grande democrazia del mondo». Stando agli exit poll, sarebbe un cappotto clamoroso. Nella storia recente conservatrice, solo Margaret Thatcher ha fatto di meglio con 397 seggi. Se il trionfo di Johnson sarà confermato, decisiva sarà stata la conquista del “muro rosso”, ossia le aree nel Nord dell’Inghilterra e nelle Midlands laburiste da molti decenni ma ultra-brexiter nel 2016, come il collegio di Blythe Valley da ieri ufficialmente – e clamorosamente tory. Il muro rosso si è frantumato grazie una propaganda ossessionata da “Get Brexit Done”, “portiamo a termine la Brexit”, tre paroline magiche ripetute da Johnson decine e decine di volte al giorno. E così gli operai hanno venduto l’anima al “diavolo” conservatore pur di ottenere la Brexit tanto agognata.
Ieri i mercati hanno subito apprezzato, con la sterlina schizzata del 2%. La corsa verso la Brexit di Johnson oramai pare senza ostacoli e potrebbe essere anticipata persino a dicembre, se in Parlamento ci sarà una maggioranza monstre per i conservatori. A questo punto, l’uscita dall’Ue sarà irreversibile, si entrerebbe in difficili negoziati sui futuri rapporti Ue-Uk e il Regno Unito, l’Europa e l’Occidente cambierebbero per sempre.
Se il trionfo di Johnson venisse ufficializzato, la battaglia si sposterebbe nella ribelle Scozia. Se il Labour si è liquefatto e i liberal democratici hanno guadagnato solo un seggio rispetto ai 13 del 2017 secondo l’exit poll, il partito nazionalista scozzese ne avrebbe guadagnati ben 20, arrivando a 55. Con la vittoria dell’odiato Johnson e la Brexit imminente, la furia della premier scozzese europeista Nicola Sturgeon e dei suoi elettori potrebbe esplodere presto. Esigeranno un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia. Johnson le sbatterà la porta in faccia. E a quel punto in Europa potrebbe esserci un nuovo “caso Catalogna”.

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