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Brexit, la Ue pronta a un rinvio lungo La Francia pone condizioni severe

Per la seconda volta in poche settimane, i Ventisette stavano negoziando ieri sera a notte fonda un nuovo rinvio dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, possibilmente al 31 dicembre. Le accese discussioni tra i Paesi membri qui a Bruxelles riguardavano la data e le condizioni da imporre al Regno Unito, tanto è forte il timore di alcuni che la permanenza del Paese nella costruzione comunitaria possa inquinare i lavori europei. Parigi aveva assunto posizioni più rigide di altri governi.

Dopo che Westminster ha bocciato per tre volte l’accordo di divorzio negoziato negli ultimi due anni tra Londra e Bruxelles, il governo britannico ha chiesto ai Ventisette di rinviare nuovamente Brexit nella speranza di evitare un hard Brexit e guadagnare tempo per chiarire la confusa situazione politica inglese. Londra ha chiesto un rinvio dal 12 aprile al 30 giugno, dopo avere ottenuto qualche settimana fa una proroga dal 29 marzo al 12 aprile.

Arrivando ieri a Bruxelles, la cancelliera Angela Merkel ha preso posizione chiara per un rinvio lungo, pur di evitare i disagi di un hard Brexit. Berlino non teme solo le conseguenze di una uscita disordinata, ma anche «l’effetto a catena che ciò potrebbe avere sul rapporto futuro con Londra». A ridosso del vertice, il presidente francese Emmanuel Macron aveva una posizione più rigida: «Non voglio che Brexit blocchi i lavori comunitari». E ha aggiunto: «Nulla è acquisito. Tanto meno un rinvio lungo».

La discussione tra i leader verteva sulla data, ma anche sulle condizioni da imporre al Regno Unito. Nel canovaccio di comunicato, oggetto di negoziato, si leggeva che l’accordo di divorzio non è negoziabile, a differenza della dichiarazione politica, che riguarda il futuro partenariato tra Bruxelles e Londra. Si menzionava inoltre il fatto che nel caso di proroga Londra dovrà garantire «sincera cooperazione» nei lavori comunitari, ex articolo 4/3 dei Trattati, e tenere elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Londra si è già detta pronta ad organizzare le elezioni europee sul territorio britannico. Non mancano però i timori di alcuni governi, sopratutto di quelli a guida popolare o liberale. Serpeggia la paura che la partecipazione inglese al voto posso comportare il successo dei laburisti inglesi e in ultima analisi del partito socialista europeo, scombussolando le carte almeno temporaneamente, in attesa che poi il Regno Unito esca dall’Unione insieme ai deputati appena eletti.

I Ventisette vogliono scongiurare un drammatico hard Brexit, ma vogliono altresì evitare che la permanenza del Regno Unito nell’Unione, con un piede dentro e un piede fuori, inquini i lavori europei. Lo sguardo corre alle trattative per il prossimo bilancio comunitario 2021-2027. «La Gran Bretagna – si legge nel canovaccio di comunicato – deve facilitare il perseguimento dei compiti dell’Unione ed evitare qualsiasi gesto che possa mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione».

Analizza un diplomatico: «Un rinvio corto ha il merito di mantenere la pressione sugli inglesi perché approvino l’accordo di recesso, ma complica le cose sul fronte elettorale. Un rinvio lungo rischia di allungare i tempi e pesare sui lavori europei». Favorevole a un rinvio corto, la Francia appariva piuttosto isolata, mentre altri Paesi pensavano a una proroga fino al marzo 2020. Diplomatici speravano ieri sera che il vertice sarebbe terminato con un compromesso, possibilmente con un rinvio di Brexit al 31 dicembre.

Per venire incontro a Parigi, gli altri governi erano disposti a rafforzare le condizioni da imporre a Londra, ma nel rispetto dei diritti garantiti dai Trattati ai Paesi membri. «Se si tira troppo la corda con Londra, si rischia un hard Brexit», notava un diplomatico. Dietro alla posizione francese si nascondono una storica rivalità tra Parigi e Londra, genuine preoccupazioni sul futuro dell’Europa, e la paura del presidente Macron che il tema Brexit diventi una arma nelle mani del Rassemblement National di Marine Le Pen.

Diplomatici a favore del rinvio lungo fanno notare che molte delle decisioni che dovranno essere prese nei prossimi mesi richiedono comunque la maggioranza qualificata, comprese le tante nomine istituzionali in scadenza a fine anno. Il solo importante dossier che richiede l’unanimità è il bilancio settennale, la cui approvazione avverrà a metà 2020. Ciò detto, la bozza di conclusioni prevedeva ieri sera che i Ventisette possano incontrarsi con la Commissione europea per discutere senza Londra del futuro dell’Unione.

Beda Romano

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