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Brexit, la linea prudente di Merkel Non aprirà sul patto di Stabilità

BERLINO L’uscita del Regno Unito dalla Ue non deve essere usata come un «deterrente» per cecare di spaventare altri, dirà oggi, tra le altre cose, Angela Merkel a François Hollande, Matteo Renzi e Donald Tusk. Non bisognerà perdere tempo, certo, per mettere in moto il negoziato di uscita di Londra dalla Ue, ma non al punto di essere «indisponenti» con chi ha votato: più importante che le trattative siano ordinate e con obiettivi precisi da parte degli europei. In particolare, serve ricordare che la Gran Bretagna resta un partner nella Nato, all’Onu e in molto altri consessi internazionali.

Non avrà vita facile a sostenere questa posizione, la cancelliera. E anche gli altri suoi obiettivi, in particolare la direzione che deve ora prendere la Ue, saranno punti di contenzioso tra i tre partner. Per questo, a Berlino si parla di necessità di «compromesso per l’Europa». Hollande e Renzi, che si sono incontrati sabato sera, arriveranno oggi a Berlino con idee abbastanza diverse da quelle di Frau Merkel. E anche nello stesso governo di Grande Coalizione tedesco i socialdemocratici sembrano più vicini alle posizioni dei socialisti francesi che a quelle della loro alleata domestica cristiano-democratica. Nessuno poteva pensare, d’altra parte, che dopo la Brexit la vita sarebbe stata una passeggiata.

Da settimane, la cancelliera è irritata con la Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker per come ha gestito in febbraio le trattative con David Cameron sulle concessioni da offrire a Londra affinché il referendum respingesse l’uscita dall’Unione. Ritiene che il modo sia stato «maldestro» e che non abbia fornito a Cameron argomentazioni per dimostrare agli elettori che la Ue vuole cambiare (cosa che a parole tutti da tempo dicono di volere). Dell’inadeguatezza del lavoro della Commissione è probabile che si parli nell’incontro di oggi.

Merkel — che ha organizzato il vertice odierno in vista del Consiglio europeo di martedì e mercoledì — probabilmente insisterà per aprire un colloquio con il numero 10 di Downing Street per decidere quando iniziare le pratiche del divorzio, operazione che poi potrebbe durare due anni. Sul tavolo della trattativa con Cameron ci sarà anche una questione rilevante: se prima fare la separazione formale e solo dopo discutere un nuovo rapporto di collaborazione o se fare procedere le operazioni in parallelo, come probabilmente vorrà Londra. Nel binomio tempi-tipo di trattative si potrà forse trovare un compromesso con i britannici.

Queste sono però le questioni immediate, importanti perché danno il segno di come procedere. Quelle più consistenti riguardano il futuro della Ue. Nella riunione di oggi, la discussione sarà sulle proposte da presentare agli altri capi di governo martedì. Sulla necessità di rilanciare in modo consistente e visibile il Migration compact , un accordo non dovrebbe essere impossibile. Così come sui problemi della sicurezza interna. Hollande e Renzi, però, vorranno parlare di economia e forse di attenuazione delle regole del patto di Stabilità. Sulla loro linea cosiddetta «contro l’austerità» si sono schierati anche il vicecancelliere Sigmar Gabriel e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, entrambi socialdemocratici della Spd, partito alleato di governo di Merkel. Su finanza ed economia, la cancelliera si mostrerà flessibile ma difficilmente può permettersi di accettare di rivedere il Patto che, secondo gran parte del suo partito, se venisse meno metterebbe in pericolo l’eurozona. Non è detto che si parli dell’accordo commerciale Ttip tra Europa e Usa, che ieri il premier francese Manuel Valls ha dato per quasi morto: ma in prospettiva sarà un altro punto di scontro. Infine, il tema dei temi: puntare a nuovi livelli di integrazione europea oppure evitare di parlarne per un po’ come preferirebbe la cancelliera?

Trovare un compromesso su tutto ciò sarà tanto indispensabile quanto complicato. Anche per questo Frau Merkel propone di non farsi prendere dalla fretta. Nell’attesa, tra l’altro, tutto può succedere.

Danilo Taino

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