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Brexit, la disfatta di Theresa May

Cronaca di una sconfitta annunciata. Il Parlamento britannico ieri sera ha bocciato l’accordo di uscita dall’Unione Europea proposto dal Governo per 432 voti contro 202.
La premier Theresa May ha perso con un margine di 230 voti, segnale che oltre i deputati laburisti e degli altri partiti all’opposizione ben 118 membri del partito conservatore si sono schierati contro la sua proposta.
Prima di ieri, la peggiore sconfitta mai subìta da un Governo britannico era stata nell’ottobre 1924, per 166 voti, quando era premier Ramsay MacDonald.
«Il Parlamento ha parlato – ha detto la May subito dopo l’annuncio dell’esito del voto -. Ora dobbiamo stabilire se questo Governo ha ancora la fiducia del Parlamento. Se la fiducia verrà confermata, procederò in modo costruttivo per fare progressi e trovare una soluzione che abbia il sostegno dei deputati».
Il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn ha immediatamente chiesto un voto di fiducia, che si terrà già oggi in Parlamento. Se il Governo dovesse perdere, si potrebbe andare a elezioni anticipate, l’opzione preferita dal leader laburista e l’unica, secondo lui, che possa sbloccare l’impasse politico.
La reazione di Bruxelles è stata altrettanto immediata. «Prendo nota con rammarico del voto alla Camera dei Comuni -ha twittato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue -. Invito Londra a chiarire le proprie intenzioni il prima possibile. Il tempo sta per scadere».
Prima del voto la May si era rivolta invano ai deputati, dichiarando che stavano per prendere «una decisione storica che determinerà il futuro del nostro Paese per molte generazioni». La premier ha detto che per senso di responsabilità e senso del dovere i parlamentari di tutti i partiti «devono ricordare che siamo stati eletti per servire gli elettori e non possiamo rifiutarci di fare quello che ci hanno chiesto, che è uscire dalla Ue».
Le elezioni, ha replicato la May, «servirebbero solo a prolungare il periodo di incertezza e renderebbero ancora più profonde le divisioni in Parlamento e nel Paese». Attaccando Corbyn direttamente, la premier lo ha accusato di avere una posizione «del tutto incoerente» su Brexit.
La sconfitta della May era prevedibile ed era stata ampiamente prevista, ma il voto non offre alcuna chiarezza sui rapporti della Gran Bretagna con l’Europa e neanche su quali saranno i passi successivi. A poche settimane dal 29 marzo, data prevista di uscita dalla Ue, il futuro resta incerto.
La premier ha messo in chiaro che non intende dimettersi e che intende difendere il suo accordo fino in fondo. La May è pronta a tornare a Bruxelles per tentare di riaprire le trattative e ottenere ulteriori concessioni.
Il voto di ieri è «solo il primo stadio», ha detto ieri il ministro dell’Ambiente Michael Gove, lasciando intendere che continueranno i tentativi di modificare l’accordo proposto dalla May per renderlo accettabile ai deputati.
Oliver Robbins, che ha negoziato Brexit per il Governo, avrebbe pronto un “piano B” che prevede l’apertura di un dialogo con l’opposizione laburista e anche la possibilità per il Parlamento di votare le diverse opzioni sul tavolo. Senza arrivare all’ipotesi estrema di un Governo di unità nazionale, sarebbe un tentativo di riparare i danni creati dalle divisioni degli ultimi mesi e di ricompattare la parte moderata di Westminster intorno a un progetto comune.
L’unica certezza ora sembra essere la determinazione della maggioranza dei deputati di Westminster a evitare un “no deal” in un modo o nell’altro. I mercati sembrano concordare. L’aspettativa di un’uscita morbida, di un rinvio o persino di un possibile annullamento di Brexit ha rafforzato la sterlina, che negli ultimi due giorni ha toccato i massimi da due mesi contro il dollaro.

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