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Brexit in dogana

Londra guarda avanti e si prepara a un atterraggio nient’affatto morbido nel vuoto economico del post Brexit. La nuova legge sulla tassazione del commercio transfrontaliero, infatti, garantisce che il Regno Unito continui a disporre di dazi doganali, imposta sul valore aggiunto e regimi delle accise pienamente funzionanti, e questo indipendentemente dall’esito dei negoziati sulla Brexit. Questo ulteriore passo avanti normativo, in direzione del post Brexit fiscale, finanziario ed economico-commerciale (non a caso la nuova misura è stata denominata «legge sulle dogane»), ha ricevuto l’assenso reale e l’ok definitivo il 13 settembre 2018, quindi in concomitanza con gli ultimi incontri tra le parti, l’Ue e il Regno Unito, focalizzati sulla ricerca di «comuni colleganze», e interessi, per raggiungere un accordo «morbido», il più possibile. In realtà, la nuova legge dispiegherà pienamente i suoi effetti soltanto dal momento in cui la legislazione Ue cesserà di essere applicata nel Regno Unito. Si tratta d’una sorta di clausola normativa preventiva o di salvaguardia. In sostanza, molto genericamente, la nuova misura disposta dall’Esecutivo garantirà due basi solide essenziali una volta che il Regno Unito avrà lasciato definitivamente i sistemi doganali, di accisa e Iva dell’Ue: in primo luogo, infatti, conferisce al Governo il potere legislativo di creare un nuovo regime doganale autonomo, di imporre i dazi all’importazione e all’esportazione e di amministrare e far rispettare tali obblighi; in secondo luogo, riconosce al Governo britannico un’ampia flessibilità nel potere di modifica delle leggi sull’Iva e sulle accise del Regno Unito da applicare alle cessioni di beni tra il Regno Unito e l’Ue.Ciò che non fa la nuova legge è determinare il disegno preciso dei regimi immediati post Brexit. In sostanza, il Governo britannico ha dichiarato la propria intenzione che la prassi doganale, l’Iva e le accise del Regno Unito continuino a funzionare dopo la Brexit in modo identico a come fanno attualmente. La nuova legislazione quindi consentirà, tra le altre cose, a Londra: la transizione verso un nuovo regime assicurando, per quanto possibile, il trattamento doganale esistente per operatori e merci, pur passando sotto l’emanazione diretta della legge del Regno Unito; di definire in che modo le merci dovrebbero essere classificate ai fini dell’imposizione dei dazi doganali in futuro; stabilire una nuova tariffa Uk su importazioni e/o esportazioni, e uno schema di preferenze commerciali; impostare e modificare le proprie aliquote dei dazi doganali, stipulare le proprie quote e sgravi, sospensioni ed esenzioni; stabilire, qualora Londra lo desideri, una nuova unione doganale con un altro territorio o Paese; creare un nuovo sistema commerciale che consenta agli Stati Uniti di imporre ulteriori dazi in determinate circostanze o in caso di controversia tra il Regno Unito e un altro territorio o Paese; autorizzare l’Amministrazione finanziaria e doganale, l’HM Revenue & Customs («HMRC»), a gestire e ad amministrare il nuovo regime e a richiedere e raccogliere informazioni relative alle tasse, conservarle e condividerle a seconda dei casi.

La nuova legge doganale ha recepito anche la clausola 54, che di fatto impedisce all’HMRC di riscuotere dazi doganali per conto di qualsiasi altro Paese o territorio a meno che il Regno Unito non abbia concordato accordi reciproci con quel Paese o territorio. Questa clausola riassume l’effettività della Brexit, ma al contempo è in netto contrasto con la proposta del Governo britannico d’un accordo doganale facilitato. Una sorta di contraddizione normativa e d’intenti. Per quanto riguarda l’Iva e le accise, la nuova legge modifica i regimi esistenti ma, principalmente, solo per garantire che continuino a funzionare il giorno stesso della Brexit. Tra le altre cose, offre al Governo britannico la chance di: addebitare e riscuotere l’Iva sui movimenti di beni e servizi tra l’Ue e l’Ue post Brexit; variare, se necessario, gli attuali obblighi di condivisione delle informazioni dell’Uk per assicurare lo scambio continuo di informazioni con gli stati membri dell’Ue ai fini della lotta all’elusione e all’evasione fiscale.

Stefano Latini

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