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Brexit, tra gli scenari spunta l’ipotesi di un Governo di unità nazionale

Theresa May si salva dalla ribellione interna: la premier si è infatti vista confermare ieri sera la fiducia come leader Tory da 200 deputati su 317: uno in più dei 199 con cui conquistò la guida del partito nel 2016. Brexit, dunque, ora potrebbe salvarla. La premier britannica è passata al contrattacco avvertendo che senza di lei Brexit potrebbe fallire. «Combatterò con tutte le mie forze», ha detto, perché l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue potrebbe essere rinviata o annullata se non sarà più leader del partito.
«Un cambiamento al vertice del partito metterebbe in pericolo il futuro del nostro Paese e creerebbe incertezza proprio nel momento in cui non ce la possiamo permettere – ha detto la May-. Settimane passate a combatterci serviranno solo a creare divisioni quando dovremmo restare uniti per servire il Paese». Un nuovo leader non avrebbe il tempo per rinegoziare un accordo con la Ue prima del 29 marzo 2019, data prevista di Brexit, e dovrebbe chiedere ai 27 un allungamento dei tempi o revocare unilateralmente l’art. 50 dei Trattati, di fatto annullando il referendum del 2016.
La May era stata bersagliata di critiche per l’accordo negoziato a Bruxelles, giudicato un compromesso che avrebbe reso la Gran Bretagna ostaggio della Ue a oltranza. Per il fronte pro-Brexit del partito, la decisione della premier di rinviare il voto sull’accordo previsto in Parlamento è stata poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Mentre la premier martedì era in giro per capitali europee a tentare di ottenere nuove concessioni, i suoi oppositori nel partito hanno deciso di sferrare l’attacco. Ieri mattina il presidente del partito ha annunciato che la soglia minima delle 48 lettere era stata raggiunta e si poteva procedere con un voto di fiducia a scrutinio segreto, organizzato in tempi strettissimi per risolvere la questione prima del summit europeo del 13 dicembre. Ottenendo la fiducia della maggioranza semplice dei deputati conservatori – almeno 158 voti – il primo ministro può restare in sella e non può più essere sfidato per almeno un anno.
Secondo fonti attendibili, Theresa May considerava ieri la soglia di 165 voti favorevoli il minimo accettabile. Per ottenerla poco prima del voto avrebbe promesso che resterà al potere solo per far diventare Brexit realtà, impegnandosi a uscire di scena prima delle prossime elezioni previste nel 2022.
Sia la premier che i suoi nemici all’interno del partito ieri hanno detto di agire nell’interesse nazionale. Il fronte pro-Brexit ritiene che la priorità per il Paese sia non ipotecare il suo futuro di nazione sovrana legandosi troppo strettamente alla Ue ma diversi deputati conservatori hanno accusato i ribelli di grave irresponsabilità nel porre ideologia e ambizioni personali di fronte al bene del Paese in un momento così cruciale della sua storia.
In questa situazione di caos politico e spaccatura del partito conservatore, una soluzione potrebbe essere la formazione di un Governo di unità nazionale come durante le due guerre mondiali. L’hanno proposta diversi deputati conservatori filo-europei come mezzo estremo per neutralizzare “no deal”, il rischio di un’uscita senza accordo. «Se potessi scegliere vorrei che fosse un Governo di unità nazionale a gestire questa crisi, il problema più grave che questo Paese ha affrontato dopo la guerra», ha detto Sir Nicholas Soames, veterano Tory e nipote di Winston Churchill.
«Un Governo di unità nazionale potrebbe essere la soluzione perché il primo ministro non deve necessariamente essere il leader di un partito – ha sottolineato Tim Bale, professore di politica a Queen Mary, University of London -. Churchill diventò premier mentre Chamberlain era ancora leader dei Tories. Questo vuol dire che una figura accettabile alla maggioranza dei deputati, non il laburista Jeremy Corbyn per intenderci, potrebbe essere scelta per traghettare il Paese attraverso questa tempesta».
Secondo Bale la persona più adatta a svolgere questo ruolo sarebbe Amber Rudd, attuale ministro del Lavoro ed ex ministro dell’Interno, una Tory che aveva votato Remain ed è considerata persona seria e affidabile. «Purtroppo le scelte logiche non sembrano però essere quelle che i nostri politici seguono negli ultimi tempi», ha aggiunto.

Nicol Degli Innocenti

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