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Brexit esce dal tunnel Sì all’intesa con l’Ue Ora lo scoglio del voto

Dopo tre anni di negoziati all’ultimo sangue, un accordo già raggiunto da Theresa May ma bocciato tre volte da Westminster e ripetute minacce britanniche di disastrosa uscita non regolata, i leader europei e Boris Johnson hanno siglato una nuova intesa per portare a casa la Brexit.
Lo annuncia il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, alle 11.40 del mattino, dopo un rush finale nei negoziati durato giorni e infine nella notte tra mercoledì e giovedì, con quella decisiva telefonata tra Juncker e Johnson che continuava a slittare. Finalmente arriva in mattinata e i due chiudono sul testo preparato dagli sherpa poi approvato nel pomeriggio dai capi di Stato e di governo a Bruxelles. «E’ un accordo equo e bilanciato, sono contento per l’intesa ma triste per la Brexit», affermava Juncker. Ora la palla passa alla Camera dei Comuni di Londra, che domani dovrà esprimersi sul documento. Un voto cruciale, con Johnson che sulla carta non ha la maggioranza.
«E’ un buon accordo, il Parlamento lo approverà, finalmente potremo realizzare la Brexit», la carica ai deputati del primo ministro in una affollata conferenza stampa al termine del vertice di Bruxelles. L’inquilino di Downing Street si è anche detto «fiducioso» sull’esito del voto. Lavoro mediatico, visto che il Dup, il partito unionista dell’Irlanda del Nord, ha fatto sapere che è contro. Mentre Jeremy Corbyn, leader laburista, chiede di respingere il testo («è peggiore di quello di May») e convocare un nuovo referendum.
Insomma, domani sarà una giornata storica e campale a Londra, con Johnson che proverà a compensare le defezioni presenti anche tra i suoi conservatori pescando nell’opposizione. Una sorta di roulette russa, come testimoniava Emmanuel Macron: «Dobbiamo restare prudenti».
Se Westminster dirà di “sì”, in settimana a Strasburgo sarà il Parlamento europeo a ratificare, senza problemi, l’accordo. Probabilmente giovedì prossimo. A quel punto il primo novembre scatterebbe la Brexit, con un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020 durante il quale il Regno Unito resterà nella Ue. Tempo utile a negoziare l’accordo future relazioni commerciali tra il blocco continentale e l’isola.
Il guaio sarebbe se Westminster bocciasse tutto, come ha già fatto sul testo di Theresa May, in definitiva non così diverso da quello di Johnson. Se venisse affondato, si entrerebbe di nuovo in terra incognita. Per evitare il drammatico no deal, l’uscita non regolata, Londra dovrebbe chiedere a Bruxelles un nuovo rinvio della Brexit che per ora BoJo nega. Gli europei lo concederebbero solo per permettere al Regno Unito di andare a un secondo referendum o a elezioni.
L’eroe di giornata, ancora una volta, è Michel Barnier, il savoiardo che ha guidato i negoziatori europei. Ha tenuto compatti i governi dei Ventisette e chiudendo due accordi, con May e poi con Johnson, che a scapito delle richieste di Londra tutelano la pace in Irlanda evitando un confine duro tra le due parti dell’isola ed evitando falle nel mercato unico dalle quali sarebbero potute entrare nella Ue merci e prodotti contraffatti o nocivi. Ora il francese guiderà i negoziati per l’accordo che regolerà i rapporti futuri tra Unione e Gran Bretagna dopo il 2020, sempre che Macron non lo scelga come prossimo commissario europeo al posto di Sylvie Goulard, silurata da Strasburgo.

Alberto D’Argenio

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