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Brexit, doppio binario per le operazioni di import/export

Doppio binario per le operazioni di import/export tra Italia e Regno Unito effettuate a cavallo della Brexit. In caso di uscita del Regno Unito dall’Ue senza accordo, potrebbe verificarsi una situazione di «mutazione» piuttosto singolare. Le spedizioni di merci britanniche che avvengono prima del 29 marzo 2019, ma che arrivano nel Belpaese dal 30 marzo in avanti, nascerebbero come operazioni intracomunitarie per poi diventare un’importazione (con Iva dovuta in dogana). Al contrario, le spedizioni che partono dall’Italia prima della deadline, giungendo oltremanica dopo la Brexit, resteranno non imponibili ai fini Iva, sebbene a diverso titolo, ma sarà a quel punto l’operatore nazionale a dover fornire la prova dell’effettiva uscita dei beni dal territorio Ue. Uno scenario talmente inesplorato da rendere opportuna, laddove possibile, «la rivalutazione della tempistica del trasporto di quelle spedizioni di merci verso/da il Regno Unito che siano programmate molto a ridosso della data del recesso». È quanto spiega l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che in una nota illustrando le possibili ripercussioni doganali della «hard Brexit» su tutti gli scambi commerciali Italia-Uk. Il documento segue di poche ore quello dedicato specificamente all’import/export di vino, birra e altre bevande alcoliche sottoposte ad accise (anticipato da ItaliaOggi del 26 febbraio scorso). Fermo restando che da qui al 29 marzo le trattative tra Londra e Bruxelles potrebbero riservare sviluppi, come un rinvio della data di cessazione dell’applicazione dei Trattati, l’ipotesi del «no deal» impone agli operatori che fanno business con controparti britanniche «di familiarizzare con le norme unionali in materia doganale e con le relative procedure», soprattutto se la loro esperienza nel commercio con i paesi terzi «è stata finora limitata o addirittura inesistente». Tra le conseguenze principali della Brexit si avrà il mutamento di status giuridico delle transazioni commerciali tra i due paesi. Da operazioni intra-Ue, infatti, cessioni e acquisti diventeranno esportazioni e importazioni. Si renderanno così applicabili le norme dettate dal Regolamento Ue n. 952/13, con tutte le complicazioni che ciò comporta rispetto ai normali flussi tra stati membri. Non solo ai fini doganali, ma anche ai fini Iva. Per l’acquisto di merci dal Regno Unito, i soggetti passivi italiani non saranno più tenuti all’integrazione e alla registrazione della fattura emesse dal cedente Uk. Per l’introduzione sul territorio Ue di tali beni sarà necessario compiere le formalità doganali e sarà dovuto il pagamento in dogana del dazio «paesi terzi», in caso di immissione in libera pratica. Per tali operazioni non sussisterà più neanche l’obbligo di presentare gli elenchi Intrastat. Le cessioni di beni da imprese italiane verso clienti inglesi, invece, saranno operazioni non imponibili ai fini Iva e per la loro spedizione fuori dal territorio doganale Ue sarà necessario espletare le formalità proprie dell’esportazione.

Cristina Bartelli e Valerio Stroppa

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