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Brexit, dal parlamento ennesimo schiaffo al premier Johnson

Ennesima battuta d’arresto per Brexit. La richiesta del Governo britannico di tenere un altro voto in Parlamento ieri per approvare l’accordo sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è stata respinta, ma oggi potrebbe essere la giornata decisiva a Westminster.

Lo Speaker John Bercow ha spiegato ieri che «la mozione nella sostanza è la stessa della mozione presentata sabato e le circostanze sono le stesse circostanze di sabato». Dato che le regole non ammettono che la stessa mozione sia votata due volte senza cambiamenti, permettere il voto sarebbe stato «ripetitivo e disordinato», secondo lo Speaker.

Il verdetto era ampiamente previsto, dato che Bercow invocando le stesse regole nel marzo scorso aveva impedito una nuova votazione dell’accordo proposto da Theresa May.

Sabato scorso, in una sessione straordinaria del Parlamento, i deputati avevano approvato per 322 voti contro 306 una mozione che di fatto ha costretto il Governo a chiedere un rinvio alla Ue oltre il 31 ottobre, data prevista di Brexit.

Il premier Boris Johnson, fortemente contrario a un rinvio, ha trovato un escamotage che ieri l’opposizione ha definito «infantile». Il premier ha infatti inviato a Bruxelles una fotocopia non firmata della lettera prevista dalla legge, assieme a una sua missiva firmata nella quale ribadiva la sua opposizione a ulteriori ritardi di Brexit.

La Ue ha accettato la sostanza se non la forma della lettera e prenderà in considerazione la richiesta di rinvio, ma senza fretta. Anche Strasburgo prevede un allungamento dei tempi. Il Parlamento Europeo, che avrebbe dovuto votare giovedì, ha deciso invece di «attendere la piena ratifica da parte della Gran Bretagna prima di votare l’accordo», secondo quanto ha dichiarato ieri Guy Verhofstadt, coordinatore Brexit. «Sta ora al Parlamento britannico fare la sua scelta», ha aggiunto.

A Westminster, bersagliato dalle critiche dei conservatori per il suo verdetto, Bercow ha spiegato di avere «preso una decisione non pragmatica ma basata sui principi» e ha sottolineato che «c’è ancora tempo per il Governo di raggiungere il suo obiettivo entro fine ottobre, con l’approvazione del Parlamento».

Johnson, che ieri non si è presentato in Aula, spera ancora di far approvare il suo accordo entro la settimana, per poterlo poi ratificare in tempo utile per il 31 ottobre.

Il Governo dichiara di avere i numeri per far passare l’intesa e questa volta potrebbe avere ragione. Non ha la maggioranza e non può più contare sui 10 deputati del Dup, il partito unionista nordirlandese, ma spera di convincere alcuni ribelli laburisti e diversi dei 35 indipendenti, alcuni dei quali nelle ultime ore hanno dichiarato di essere disposti a votare a favore.

Già oggi il Governo potrà verificare quanto sostegno abbia a Westminster. Ieri sera ha pubblicato il disegno di legge sull’accordo di recesso, che lo renderà legge del Regno. Oggi inizierà il dibattito sui contenuti, che i deputati avranno esaminato nottetempo.

Le procedure per un voto in seconda lettura non consentono emendamenti, ma solo un semplice sì o no. La votazione sarà quindi una sorta di prova generale del “voto significativo” sull’accordo.

Se sarà approvato, il Governo può ancora legittimamente sperare di chiudere la questione Brexit entro il 31 ottobre, accelerando i tempi per tutti i passaggi della legge. Non sarà comunque facile, dato che l’opposizione già domani tornerà a proporre almeno due emendamenti. Uno concede il via libera all’accordo solo a patto di tenere un secondo referendum, un altro a condizione che la Gran Bretagna resti nell’unione doganale Ue.

Se invece il disegno di legge non sarà approvato, il dibattito in Parlamento continuerà e sarà di fatto impossibile per il premier mantenere la promessa di rispettare i tempi previsti. Le sessioni parlamentari di sabato e di ieri, che avrebbero dovuto essere cruciali, si sono rivelate inconcludenti. I tempi di Brexit saranno però decisi entro questa settimana.

Nicol Degli Innocenti

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