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Brexit, ecco cosa cambierà nella vita dei sudditi britannici

Con Brexit si prospettano vari cambiamenti per vita dei sudditi della Regina. Che risiedano nel Regno Unito o in un altro Paese dell’Unione Europea, la vita quotidiana dei cittadini britannici dovrebbe rapidamente subire conseguenze concrete dall’uscita del Paese dall’Unione Europea. Ecco una ‘panoramica’ dei principali cambiamenti sul piatto dopo la Brexit.

VISTI

L’effetto più immediato e percepibile della Brexit dovrebbe farsi sentire sulla libertà di spostamento dei cittadini britannici in seno agli altri Paesi dell’Unione Europea. Se un semplice documento di identità bastava finora per muoversi all’interno dello spazio Schengen, malgrado il Regno Unito non ne fosse membro, l’uscita del Paese dal blocco dei Ventotto dovrà d’ora in poi essere accompagnata dalla necessità per i cittadini britannici di chiedere un visto in caso di viaggio nell’Europa continentale. Allo stato attuale, solo 44 Paesi su 219 chiedono visti in anticipo ai cittadini britannici.

VIAGGI

Le famiglie britanniche dovranno inoltre prepararsi a pagare più di prima per trascorrere le loro vacanze nel Vecchio Continente.

Non solo perchè la svalutazione della sterlina sull’euro ridurrà inevitabilmente il loro potere d’acquisto, ma anche in virtù degli accordi comunitari che permettono a ogni compagnia europea di operare senza limiti di frequenza, capacità o prezzo nello spazio aereo europeo. “Il mercato unico ha permesso a Ryanair di promuovere la rivoluzione dei viaggi a basso costo in Europa”, ricordava a metà maggio Michael O’Leary, numero uno della compagnia aerea irlandese a basso costo. Senza parlare delle tariffe dei telefoni cellulari, che sono state ‘armonizzate’ su scala europea, o le norme europee che consentono di ottenere un risarcimento finanziario in caso di ritardo o annullamento di un volo. (Segue)

POSTI DI LAVORO

Se i sostenitori della Brexit hanno fatto del mantenimento dei posti di lavoro per i britannici uno dei capisaldi dal lancio della loro campagna, è comunque probabile che l’uscita del Regno Unito dall’Ue sia abbinata alla delocalizzazione di numerosi impieghi, in particolare per quel che riguarda le grandi banche della City. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha avvertito a inizio giugno che la banca americana, che dà lavoro a oltre 16mila persone nel Regno Unito nelle sue sedi, potrebbe tagliare dai 1.000 ai 4.000 posti. Morgan Stanley ha da parte sua previsto il trasferimento di 1.000 persone su 6.000 dal Regno Unito verso l’Ue, mentre Goldman Sachs ne dovrebbe trasferire almeno 1.600. Ma la Brexit potrebbe essere ancora più pesante per gli oltre 1,3 milioni di britannici che risiedono negli altri Paesi europei, in particolare Spagna (319.000), Irlanda (249.000), Francia (171.000) o Germania (100.000).

PENSIONI

I pensionati potrebbero da parte loro vedere il valore delle proprie pensioni sciogliersi come neve al sole e questo potrebbe inoltre compromettere gli investimenti immobiliari nel loro Paese d’adozione.

ASSICURAZIONE MEDICA

Un altro problema riguarda la copertura medica degli inglesi che vivono all’estero, in Francia ad esempio dove beneficiano del sistema sanitario nazionale che è pagato dalla Sanità pubblica britannica in virtù di un accordo bilaterale. Allo stesso modo, potrebbe essere richiesto potrebbe essere chiesto un permesso di lavoro per i britannici che lavorano nell’Ue.

EUROCRATI

Il destino professionale di migliaia di funzionari britannici che lavorano per le istituzioni europee, in particolare a Bruxelles, sembra inoltre più incerto che mai. Alcuni di loro hanno già iniziato a muoversi per ottenere una seconda nazionalità europea, in particolare belga.

GEOGRAFIA

Conseguenza più inattesa, l’uscita dall’Ue del Regno Unito potrebbe rendere le sue relazioni con alcuni dei suoi vicini immediatamente problematica. La Spagna potrebbe in particolare essere tentata di chiudere la frontiera con Gibilterra, dove vivono 33mila britannici. Più a nord dell’Europa, la Brexit potrebbe inoltre creare una frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda, rallentando ogni giorno la circolazione di migliaia di persone. Senza considerare che la Scozia potrebbe tornare a chiedere con più forza la propria indipendenza per restare in Europa

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