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Brexit, Corbyn: è necessario votare una seconda volta

Il maestro dell’ambiguità costruttiva colpisce di nuovo. Il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn ieri ha dichiarato che il prossimo primo ministro britannico dovrà indire un secondo referendum sull’Unione Europea e che il partito laburista si schiererà a favore della permanenza nella Ue.

In una mail inviata a tutti i membri del partito, Corbyn ha detto che è una scelta necessaria per evitare che il premier conservatore, che sarà eletto il 23 luglio, spinga la Gran Bretagna verso un “no deal”, un’uscita dalla Ue senza un accordo. «Chiunque diventerà premier dovrebbe avere la fiducia di presentare il suo accordo, o no deal, agli elettori in un voto pubblico – ha scritto Corbyn, evitando di usare l’invisa parola referendum – In questa circostanza, voglio mettere in chiaro che il partito laburista farebbe campagna per restare e contro un No Deal o un accordo conservatore che non tutela economia e posti di lavoro».

Sembrerebbe una svolta decisiva che fa finalmente chiarezza sulla posizione laburista su Brexit. Corbyn è sotto assedio da mesi, criticato da molti membri del partito e del Governo-ombra per il suo rifiuto di schierarsi a favore di restare nella Ue e a favore di un secondo referendum. Nelle ultime settimane ha «ascoltato molto», ha detto il leader, sentendo anche le opinioni dei sindacati, e la sua lettera riflette appunto la volontà della maggioranza del partito.

A ben guardare però Corbyn ha ancora una volta evitato di fare chiarezza. Il leader laburista torna a chiedere elezioni anticipate, ma non spiega quale sarebbe la posizione del partito in campagna elettorale o quale sarebbe la sua strategia su Brexit se vincesse le elezioni. Nella lettera anzi Corbyn ribadisce che il «compromesso» su Brexit proposto dal partito laburista, che prevede di uscire dalla Ue ma restando in un’unione doganale e allineati alle regole del mercato unico e alle tutele dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, rimane «un’alternativa sensata che potrebbe riunire il Paese».

Il leader è pronto a schierarsi contro una “Tory Brexit” ma lascia aperta la possibilità di presentarsi alle elezioni con un manifesto che proponga una Brexit laburista, invece di un secondo referendum. Le ragioni per la posizione ambigua di Corbyn sono due. La prima è personale: il leader laburista è un euroscettico di lungo corso che considera la Ue una congiura capitalista a favore delle grandi imprese. Nel referendum del 1975 aveva votato contro l’adesione alla Comunità Europea. La seconda ragione è politica: Corbyn non vuole perdere il sostegno dei molti laburisti che hanno votato per Brexit, soprattutto nel Nord dell’Inghilterra. Per evitare che i loro voti vadano al Brexit Party, non si schiera contro l’uscita dalla Ue e a favore di un secondo referendum tout court. Anche messo alle strette, Corbyn resta uomo di partito e non abbandona l’ambiguità costruttiva che ha caratterizzato la sua leadership.

Nicol Degli Innocenti

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