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Brexit, il confine tra le due Irlande accende lo scontro

Il negoziato tra Londra e Bruxelles continua a mostrare tensioni e crepe. Dopo avere espresso dubbi sulla posizione inglese relativa ai diritti dei cittadini e agli impegni finanziari, ieri il capo-negoziatore europeo Michel Barnier si è detto «preoccupato» dall’atteggiamento britannico sull’altro nodo che deve essere risolto prima che le parti possano discutere della loro futura relazione: la questione della frontiera tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.
In questo momento, non vi è confine tra i due Paesi. Si passa da uno Stato all’altro senza attraversare neppure le sembianze di una frontiera. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione, il confine diverrà invece frontiera esterna della Ue. In questo contesto, le parti si sono impegnate a garantire i presupposti dell’accordo di pace del 1998 che ha assicurato negli ultimi vent’anni una ripresa dell’economia nell’Ulster (si veda Il Sole 24 Ore del 4 marzo).
Le parti sono d’accordo per facilitare la circolazione delle persone, ma Bruxelles e Londra non sono d’accordo su come assicurare questo principio. Mentre l’Unione deve comunque proteggere un confine esterno, il Regno Unito sembra voler lasciare le cose immutate. Riferendosi alla posizione britannica, Michel Barnier ha spiegato in una conferenza stampa qui a Bruxelles: «Ciò che leggo nel rapporto sulla posizione britannica relativa all’Irlanda e all’Irlanda del Nord mi preoccupa».
Nello stesso Regno Unito, la relazione inglese, quando fu pubblicata in agosto, era stata definita vaga, se non fantasiosa. Tra le altre cose, il governo May vorrebbe che le piccole e medie imprese dell’Irlanda del Nord venissero esentate da eventuali tariffe doganali nella Repubblica d’Irlanda. Il capo-negoziatore europeo ha dichiarato: «La creatività e la flessibilità non possono venire a spese dell’integrità del mercato unico e dell’unione doganale», due entità da cui la Gran Bretagna ha detto di voler uscire.
Nei fatti, Londra vorrebbe che la particolare situazione nell’Ulster perdurasse anche dopo Brexit. Ieri Bruxelles ha spiegato che vuole evitare la nascita di un hard border e salvaguardare la zona comune di viaggio che unisce Irlanda e Gran Bretagna, ma non a spese del mercato unico, riservato ai Paesi membri o associati. Barnier intravede un tentativo inglese di creare il presupposto per adottare l’eventuale soluzione irlandese all’intero rapporto tra Bruxelles e Londra, una volta l’uscita dall’Unione.
Il capo-negoziatore europeo ha detto che «la responsabilità di trovare un espediente percorribile ricade sul Regno Unito». Ieri Dublino ha appoggiato la posizione comunitaria, chiedendo a Londra di specificare la sua posizione. La questione irlandese complica ulteriormente il negoziato e rende sempre più difficile un rapido accordo di divorzio. In origine, le parti speravano di chiudere questa partita in autunno per parlare subito del rapporto futuro tra Unione europea e Regno Unito. Ciò appare ormai complicato.
Intanto, sempre ieri, la Commissione europea ha pubblicato nuove posizioni negoziali su vari aspetti, tra cui la difesa delle proprietà intellettuali e delle indicazioni geografiche. Bruxelles vuole che Londra introduca leggi che garantiscano in Gran Bretagna, anche dopo Brexit, una protezione comparabile a quella assicurata dal diritto comunitario per i prodotti di origine controllata – dai formaggi ai vini. La richiesta rischia di essere considerata controversa e di pesare ulteriormente sul clima delle trattative.

Beda Romano

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