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Brexit Commercialisti: «Milano ne approfitti È capitale finanziaria»

Lo si sente ripetere da anni. Abbandonare recinti, steccati e torri d’avorio. Il mondo delle professioni cerca da tempo un ruolo nuovo, più vicino alla società civile. L’Ordine dei commercialisti di Milano questa strada la sta provando davvero dopo l’elezione del presidente, Marcella Caradonna che del nuovo ruolo dei commercialisti ha fatto la bandiera della sua candidatura.

«Non dobbiamo rimanere prigionieri di fisco e tasse — sorride la nuova presidente —. I commercialisti hanno potenzialità più ampie: bisogna creare i presupposti per essere più presenti sul territorio. Possiamo recitare un ruolo importante in tanti ambiti: dalle pari opportunità alla scuola, dall’università all’arte e la cultura, tutti contesti in cui si possono creare sinergie importanti».

Il ruoloÈ una candidatura a nuova classe dirigente? «Nel senso buono del termine — specifica Caradonna —. Se le categorie professionali si tengono lontane dal dibattito della società civile e si fanno sentire solo quando in ballo ci sono i loro interessi, avvalorano la tesi di chi ci vede ancora distanti e privilegiati. Invece durante questi lunghi anni della crisi, gran parte dei professionisti ha dato il proprio apporto costruttivo malgrado i pagamenti si siano diradati o, nel migliore dei casi, ribassati. Adesso è arrivato il momento di venire allo scoperto e impegnarsi in modo concreto anche sul territorio».

Il dopo BrexitA Milano quale vedete come vostra priorità? «Abbiamo una sfida impegnativa con il post Brexit. Milano è una delle più credibili alternative a Londra come sede per multinazionali e società del mondo economico finanziario. Stiamo creando i collegamenti con le multinazionali e stiamo spiegando ai potenziali investitori stranieri come fare a superare le barriere all’ingresso. Milano ha nel suo dna una vocazione internazionale e parla un linguaggio finanziario, venire in Italia può rappresentare una grande opportunità per chi aveva base a Londra e adesso si ritrova estromesso dalla regole dell’Unione europea. Bisogna saperlo spiegare agli stranieri e bisogna saper mettere in evidenza gli aspetti appetibili di Milano. Questo, ovviamente, avrebbe diverse ricadute positive per la città».

La competenza in campo fiscale però rimane il vostro miglior biglietto da visita per ampliare le mansioni, per esempio in ambito aziendale. «Non c’è dubbio. Non a caso l’obiettivo è quello di allargare le competenze non certo rinunciare a qualcuna di quelle attuali. Il nostro essere vicini alle aziende, per motivi di assistenza fiscale, ci pone in un rapporto di estrema fiducia soprattutto con le piccole e medie imprese. A differenza del passato, oggi i commercialisti di fiducia degli imprenditori, non devono assumere ruoli che non competono ma essere consiglieri. Un professionista deve avere strategia e visione e poi suggerire all’imprenditore degli specialisti. La competizione globale non ammette più improvvisazione. Temi come internazionalizzazione, passaggio generazionale, ristrutturazioni aziendali hanno bisogno di competenza specialistica. Un professionista moderno deve essere un consulente capace di indicare la via e suggerire le risorse umane più adatte per realizzarla».

Il FiscoOltre che presidente dell’Ordine milanese, lei fa parte del comitato direttivo della fondazione Adr Commercialisti ed è componente del comitato tecnico dei principi di redazione dei modelli 231. Il nuovo corso dell’Agenzia delle entrare promuove da anni il colloquio costruttivo tra Fisco e contribuenti. Eppure per la prima volta i commercialisti minacciano lo sciopero. Viene meno il dialogo tra le parti? «Il Fisco dal volto amico è un’iniziativa lodevole ma il percorso è ancora lungo. Lo sciopero potrebbe persino rappresentare un modo per accelerarne il processo. Io sono ottimista. Anche se sarà un lungo percorso a ostacoli».

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