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Brexit, Borsa Spa resterà inglese

Se un domani fosse rispolverato il “vecchio” progetto di una Borsa dell’eurozona, forse l’interesse “nazionale” potrebbe essere fatto valere per non lasciare isolata Piazza Affari. Ma per come stanno oggi le cose, la Brexit non sembra essere un elemento sufficiente a far scattare il golden power su Borsa italiana, che, facendo capo al gruppo London Stock Exchange, verrebbe ad avere un azionista “extracomunitario”. Così la pensano perlomeno gli autori del Quaderno giuridico Consob dedicato al tema dei poteri speciali dello Stato relativamente alle infrastrutture finanziarie. Gli autori – due dirigenti Consob (Simone Alvaro, responsabile dell’ufficio studi giuridici e Isadora Tarola, responsabile della vigilanza sulle infrastrutture) e due docenti universitari (Marco Lamandini, ordinario di diritto commerciale a Bologna e Aristide Police, ordinario diritto amministrativo a Tor Vergata) – ritengono che nonostante la disciplina del golden power, anticipando una direttiva Ue, sia applicabile anche alle «infrastrutture finanziarie», la Brexit di per sé «non sembra suscettibile di determinare effetti pregiudizievoli» sull’operatività delle società-mercato, come la Borsa o le altre strutture di post-trading. Già oggi «il quadro normativo e di vigilanza consente/richiede alle autorità competenti di sorvegliare e, ove necessario, intervenire laddove le società che gestiscono le infrastrutture di mercato risentano di cambiamenti significativi riguardanti sia l’azionariato che le persone che comunque abbiano un’influenza significativa sulla società, sia l’organo di gestione, sia la struttura interna dell’impresa, sia, infine, la stessa capacità di resilienza dell’infrastruttura». In questo senso la Consob «ha costantemente monitorato la governance e le disposizioni organizzative poste in essere al fine di impedire che in futuro si potessero concretizzare situazioni lesive per la protezione degli investitori e per lo svolgimento ordinato dei mercati». Ciononostante il golden power è una tutela in più, considerato che le infrastrutture di Borsa Spa sono difficilmente replicabili, che un loro malfunzionamento potrebbe creare gravi problemi e che le informazioni che girano sul mercato sono indubbiamente rilevanti. Quelle del golden power sono finalità differenti rispetto a quelle dell’authority di mercato, ma poichè si sovrappongono, lo studio conclude che sarebbe auspicabile un coordinamento, con modalità che spetterà al Governo stabilire.

Antonella Olivieri

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