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Brexit, Barnier apre le ostilità: Londra prima saldi i conti

A una settimana dalla prossima notifica ufficiale della Gran Bretagna di voler uscire dall’Unione, notifica prevista per il 29 marzo e che farà scattare i negoziati di divorzio tra Londra e Bruxelles, il capo negoziatore dei Ventisette Michel Barnier ha avvertito che senza un accordo il Regno Unito così come l’Unione sarebbero chiamati ad affrontare «gravi conseguenze» in campi diversissimi tra loro che spaziano dal trasporto aereo alla gestione del materiale nucleare.
«Brexit avrà importanti conseguenze umane, economiche, finanziarie, giuridiche e politiche», ha avvertito ieri pomeriggio in un atteso discorso davanti al Comitato delle Regioni qui a Bruxelles il capo negoziatore Barnier. «Teniamo conto soprattutto delle conseguenze di un eventuale non accordo» tra il Regno Unito e l’Unione europea, ha aggiunto l’uomo politico, che in passato è stato ministro degli Esteri francese e commissario europeo agli affari finanziari.
Tra le altre cose, il capo negoziatore ha ricordato l’incertezza giuridica in cui verserebbero i cittadini europei in Gran Bretagna e i cittadini britannici nell’Unione; «i problemi di approvvigionamento che perturberebbero la catena produttiva» britannica; la reintroduzione di «stringenti controlli doganali» con la frenata degli scambi; «le gravi perturbazioni» al traffico aereo da e verso il Regno Unito; la sospensione della circolazione del materiale nucleare, per via dell’uscita improvvisa del paese dall’Euratom.
Nel suo discorso di ieri, l’ex commissario ha spiegato che «lo scenario di un non accordo (…) non è il nostro». La presa di posizione giunge mentre da Londra una fetta dell’establishment non manca di minacciare che il paese è pronto a lasciare l’Unione dall’oggi al domani se i negoziati dovessero andare per le lunghe o in una direzione non soddisfacente agli occhi di Londra. In questo senso, l’uomo politico ha illustrato le condizioni necessarie per assicurare che una intesa possa esserci.
L’importante, dal suo punto di vista, è che il negoziato avvenga nel giusto ordine: un accordo su un divorzio ordinato è il prerequisito per un futuro partenariato, che dovrà essere oggetto di trattative successive. Oltre a considerare cruciale l’unità dei Ventisette, il capo negoziatore ha sottolineato l’importanza di negoziati trasparenti, «non possono avvenire in segreto». In questo contesto, l’aspetto che va subito chiarito è quello relativo ai cittadini europei.
«Garantire nel lungo termine i loro diritti in quanto cittadini europei sarà la nostra priorità assoluta fin dall’inizio dei negoziati», ha detto l’uomo politico francese. Ha avvertito che la questione «richiederà numerosi mesi perché sia risolta». Ha poi aggiunto: «Possiamo e dobbiamo trovare una intesa, al più presto, sui principi di continuità, reciprocità e non discriminazione in modo da non lasciare questi cittadini in un limbo di incertezza». In ballo ci sono dubbi sul fronte della residenza, della pensione, della previdenza.
Trattative tra le parti dovrebbero iniziare in giugno dopo che i Ventisette avranno approvato linee-guida negoziali (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Nel suo discorso, l’ex ministro francese ha anche ammesso che l’uscita della Gran Bretagna dal mercato unico potrebbe provocare «una divergenza regolamentare tale da nuocere al mercato unico». Nelle discussioni, i Ventisette vorranno assicurarsi che «questa divergenza regolamentare non si trasformi in dumping regolamentare» da parte della Gran Bretagna.
Infine, il capo negoziatore è tornato sull’annoso problema degli impegni finanziari che Londra ha preso in questi anni nei confronti dell’Unione. Si parla di un totale tra i 40 e i 60 miliardi di euro: «Sarò chiaro – ha detto l’uomo politico –: quando un paese lascia l’Unione non c’è punizione, non c’è un prezzo da pagare, ma dobbiamo chiudere i conti, senza sovrapprezzo e senza sconti (…). Non chiederò ai britannici di pagare un solo euro per cose su cui non hanno dato il loro accordo in quanto paese membro».

Beda Romano

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