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Su Brexit accordo preliminare tra Londra e l’Unione europea

L’accordo su Brexit è stato raggiunto: ora Theresa May deve venderlo al suo Governo e al Parlamento. La premier britannica ieri sera ha incontrato i ministri uno per uno per illustrare i dettagli dell’intesa con l’Unione Europea. Oggi pomeriggio presenterà le proposte al Governo per l’approvazione formale, mentre gli ambasciatori dei 27 Paesi membri si incontreranno a Bruxelles.
Dopo un ultimo frenetico round di negoziati, Londra e Bruxelles hanno concordato ieri una bozza d’intesa di centinaia di pagine ma non hanno reso noti i contenuti. Secondo indiscrezioni l’ostacolo principale, quello del confine interno irlandese, è stato aggirato più che eliminato con una soluzione che prevede che tutto il Regno Unito continui a far parte dell’unione doganale con la Ue in via temporanea, in attesa di un accordo sui rapporti bilaterali da definire in futuro.
La permanenza temporanea di tutto il Regno Unito nell’unione doganale è mirata a non creare differenze tra l’Irlanda del Nord da una parte e Inghilterra, Scozia e Galles dall’altra che sarebbero state inaccettabili per gran parte del Partito conservatore e per il Democratic Unionist Party (Dup) nordirlandese, dal quale la May dipende per avere una maggioranza in Parlamento. L’accordo raggiunto, secondo le indiscrezioni, prevede una serie di garanzie che l’Irlanda del Nord non verrà omologata alla Repubblica d’Irlanda e una procedura di revisione degli accordi.
I negoziati bilaterali, durati oltre un anno, sono stati lunghi e difficili, con momenti di tensione che li hanno portati più volte sull’orlo del fallimento. Dopo ogni schermaglia con la Ue la May ha dovuto affrontare poi uno scontro ancora più aspro con i ministri e i deputati del suo partito, che la accusavano di fare troppe concessioni a Bruxelles e “tradire” così il sogno di Brexit di una Gran Bretagna pienamente sovrana e padrona del proprio destino.
Nelle ultime settimane i negoziati tra Londra e Bruxelles si sono intensificati per la determinazione di entrambe le parti di raggiungere un’intesa che potesse essere presentata a un summit straordinario dei leader Ue entro novembre. Questo permetterebbe poi la ratifica da parte dei Parlamenti dei 27 Paesi membri prima della data fissata di uscita della Gran Bretagna, il 29 marzo 2019.
Il primo ostacolo però rischia di essere il più difficile da superare. Il Governo è diviso tra ministri pro-Ue e ministri pro-Brexit ma entrambi gli schieramenti hanno gravi perplessità sull’intesa concordata dalla May. Secondo i sostenitori di un’uscita netta dalla Ue la Gran Bretagna rischia di restare “incatenata” a Bruxelles per anni, senza avere voce in capitolo sulle decisioni prese e senza la possibilità di stringere accordi commerciali vantaggiosi con Paesi terzi.
Uno stato di «vassallaggio», termine usato sia dall’europeista Jo Johnson, che pochi giorni fa per protesta ha dato le dimissioni da sottosegretario ai Trasporti, sia dal fratello Boris Johnson, leader dei Brexiter, che aveva lasciato l’incarico di ministro degli Esteri perché contrario alla strategia negoziale della May. La premier si trova quindi stretta tra due fuochi e dovrà usare tutte le sue capacità di persuasione per convincere i ministri ad approvare il compromesso da lei trovato.
L’osso più duro sarà il Dup, che anche ieri ha ribadito di essere pronto a osteggiare qualsiasi accordo che non offra le garanzie da loro richieste sull’integrità del Regno Unito. Se anche il Governo dovesse dare luce verde, secondo Nigel Dodds, numero due del Dup, «sarà molto, molto difficile per la May convincere il Parlamento».

Nicol Degli Innocenti

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