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Brevetto Ue, ultimo atto

Rush finale per l’approvazione del brevetto unico europeo. Dopo 40 anni di attesa e due anni di negoziati più serrati tra oggi e domani si conclude l’iter istituzionale per l’approvazione del pacchetto che prevede la protezione delle invenzioni con le stesse regole in 25 Paesi della Ue. Non in Italia e Spagna, però, che si sono chiamate fuori e hanno contestato lo schema di gioco davanti alla Corte di Giustizia Ue (si veda l’articolo in basso). Oggi il Consiglio Competitività riunito a Bruxelles dovrà dare il via libera definitivo. La palla passerà domani all’Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo. «Tutti i principali gruppi parlamentari ad eccezione dei Verdi si sono già espressi a favore», spiega Raffaele Baldassarre, eurodeputato del gruppo Ppe, uno dei relatori del provvedimento. Una volta ottenuto il sigillo dell’Aula inizieranno le procedure di recepimento nei Paesi membri, passaggio indispensabile per il decollo del nuovo strumento che nelle intenzioni della Commissione Ue sarà operativo dall’aprile 2014.
Da quella data, se non ci saranno incidenti di percorso, sarà possibile ottenere con una sola domanda la protezione europea dell’innovazione, con un notevole risparmio stimato in termini di costi e una semplificazione delle procedure. Basti pensare che oggi ottenere un brevetto in 13 Stati membri può arrivare a costare dieci volte di più rispetto agli Usa (oltre 18mila euro invece di 1.850 secondo le stime dell’Europarlamento), di cui quasi 14mila euro per le traduzioni. Un ostacolo di non poco conto per le Pmi. Il brevetto unico porterà, secondo le previsioni, a una riduzione di questi oneri entro una cifra tra 980 euro e 2.380 euro nel periodo iniziale e in seguito a 680 euro. Il deposito del brevetto potrà avvenire nella lingua dello Stato di nazionalità dell’impresa, alla quale bisognerà far seguire a scelta una traduzione in inglese, francese o tedesco, che diventerà la lingua di procedura. È previsto anche uno sconto per le Pmi, le persone fisiche, le università e i centri di ricerca pubblici che avranno diritto al rimborso dei costi di traduzione.
Le imprese italiane (lo stesso discorso vale per la Spagna) potranno fare comunque richiesta di un brevetto europeo, che verrà riconosciuto nei 25 Paesi ma non nel territorio nazionale. Saranno dunque soggette a una doppia tassazione: all’Ufficio europeo per i brevetti per la protezione Ue, ma anche all’Ufficio italiano, comprese le spese di traduzione, per il riconoscimento del titolo europeo in Italia. «I dati – prosegue Baldassarre – parlano chiaro: il nostro Paese si situa al sesto posto per domande di brevetto all’Ufficio europeo di Monaco di Baviera, con una media di circa 4mila all’anno. Segno che l’Italia ha un forte interesse a un sistema brevettuale conveniente e valido nell’intero territorio Ue». Oltre a maggiori costi il nostro Paese rischia anche di perdere peso nel processo decisionale del nuovo sistema. Il regolamento sul brevetto europeo unitario prevede infatti la creazione di un “comitato ristretto”, formato da rappresentanti degli Stati membri partecipanti, che dovrà fissare l’importo delle tasse di rinnovo. Il gettito verrà poi ridistribuito tra gli Stati membri. «Se l’Italia non aderisce alla cooperazione rafforzata velocemente – conclude Baldassarre – sarà fuori dal “comitato ristretto” e non avrà influenza nella fase in cui si decideranno i soggetti che dovranno pagare e il relativo importo».
Confindustria guarda con preoccupazione agli sviluppi del dossier. «Abbiamo sempre affermato la necessità di istituire un brevetto valido ed efficace su tutto il territorio della Ue – dicono da viale Dell’Astronomia – al fine di ridurre i costi e semplificare l’accesso alle imprese italiane, specie le Pmi, e per garantire una protezione omogenea e efficace ai risultati dei processi di ricerca e innovazione industriali». Qualora perdurasse la situazione attuale, che vede l’Italia non partecipare alla cooperazione rafforzata, «si rischia di danneggiare gravemente la posizione delle imprese nazionali, in quanto l’Italia rischia di essere marginalizzata rispetto al panorama brevettuale europeo e alle decisioni di investimento dei Paesi terzi, soprattutto nel campo della ricerca e dell’innovazione». Durante l’iter, concludono da Confindustria, «sono stati introdotti alcuni correttivi positivi, come la norma voluta con decisione in modo bipartisan dagli eurodeputati italiani, che prevede il rimborso totale dei costi di traduzione per le pmi».

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