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Brevetto Ue, sì di Bruxelles a Roma

MILANO – L’annuncio era atteso. E la tempistica non ha tradito le aspettative. La Commissione europea ha dato il via libera all’adesione dell’Italia al brevetto unico europeo. Bruxelles lo ha annunciato ieri mattina, sottolineando che siamo il 26° paese a entrare nella cooperazione rafforzata sul brevetto unitario.
Si tratta, ha sottolineato la Commissione Ue, di una «grande svolta, in quanto l’Italia è il quarto più grande mercato in Europa in termini di convalida di brevetti».
L’Italia aveva espresso già a metà maggio l’intenzione di abbandonare il suo “Aventino”, poi formalizzata a Bruxelles con una lettera a luglio. Il collegio dei commissari aveva comunque quattro mesi di tempo (sino a fine novembre) per analizzare la richiesta di Roma. Ma che l’Italia – peraltro la seconda manifattura europea dopo la Germania – fosse attesa nel “club” era chiaro sin da subito. Tanto che a metà settembre, il presidente di Epo (lo European Patent Office, l’ente che da Monaco rilascia i brevetto validi per tutti i Paesi europei), Benoit Battistelli, in visita a Roma aveva già preannunciato (si veda Il Sole 24 Ore del 13 settembre) che il sì di Bruxelles sarebbe arrivato con largo anticipo, ovvero entro fine mese. Anche per permettere all’Italia di sedersi nel comitato ristretto che sta scrivendo le regole del nuovo meccanismo e soprattutto sta studiando come ripartire gli oneri finanziari tra i diversi Paesi.
«È una vittoria frutto della determinazione di questo ministero oltre che una scelta di buon senso fortemente voluta dal Governo Renzi» ha detto il sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari . Oggi il brevetto europeo che Epo gestisce consiste in un insieme di brevetti nazionali validi solo per i Paesi selezionati dal titolare che vuole depositare. Quello unitario – che dovrebbe scattare nel 2016 – conferirà automaticamente protezione legale uniforme in tutti i Paesi della Ue con un unico iter e un unico pagamento.
Secondo Epo, i costi di registrazione di un brevetto, oltre al taglio drastico delle traduzioni, dovrebbero diminuire sino al 78% rispettoa quelli attuali. Il sistema di rinnovo del brevetto è poi concepito per accrescere i costi dopo 10 anni dal deposito, così da richiedere maggiori oneri solo a chi davvero ne traeprofitto.
La Spagna, che con l’Italia si era opposta al brevetto Ue perché ritenuto discriminatorio da un punto di vista linguistico (sarà infatti trilingue, con inglese, francese e tedesco, ma verrà predisposto un sistema automatico di traduzione oltre ad aiuti finanziari per sostenere ulteriori costi di traduzione, soprattutto per le Pmi), tuttora non ha dato segnali di voler aderire. La Croazia, invece, entrata nella Ue a luglio 2013, dopo il lancio della cooperazione rafforzata, ha già indicato l’intenzione di avanzare sul dossier.
Intanto oggi a Lussemburgo, ci sarà la firma per la Corte europea dei brevetti, finora ratificata da 8 stati membri e su cui la Commissione invita gli altri, Italia inclusa, ad avanzare (ne servono 13 per l’entrata in vigore). Dopo l’accordo sui costi, ora Bruxelles guarda a una rapida intesa anche sulla ridistribuzione dei profitti agli Stati membri partecipanti. L’obiettivo è che il “pacchetto brevetto Ue” entri in vigore entro fine 2016.
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