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Brevetto Ue, rush finale entro il 2016

«Siamo fiduciosi di poter rilasciare la prima protezione unitaria delle invenzioni nella seconda metà del 2016». A parlare è Benoît Battistelli presidente dell’Epo, l’Ufficio brevetti europeo. Il nuovo sistema sarà valido anche in Italia, che a fine settembre è diventata ufficialmente il 26° Paese ad aderire alla cosiddetta “cooperazione rafforzata” sul brevetto unico europeo. Restano invece ancora fuori Spagna e Croazia. Così, dopo 40 anni di attesa e cinque di negoziati, si scaldano i motori per il decollo di un unico titolo europeo e un tribunale per risolvere le controversie.
Una volta operativo il nuovo strumento coesisterà con le formule già previste. Le imprese, comprese quelle italiane, potranno scegliere la protezione solo a livello nazionale o quella europea in vigore dal 1973, unitaria al momento del rilascio ma poi valida solo nei Paesi indicati nella richiesta. A questi si aggiungerà il nuovo titolo, sempre sotto la regìa dell’Epo. «Contiamo di definire tutti i dettagli tecnici entro fine anno, poi la palla sarà nel campo dei governi», dice Battistelli, sottolineando i passi avanti segnati negli ultimi mesi. L’istituzione di un brevetto unico Ue porterà infatti un dividendo per le imprese e per le casse degli Stati che aderiscono. In base all’accordo raggiunto a fine giugno all’Ufficio brevetti Ue le aziende o gli enti di ricerca che sceglieranno la nuova opzione beneficeranno di uno sconto di circa l’80% sulle tasse di rinnnovo. Per i primi dieci anni il costo sarà inferiore ai 5 mila euro rispetto ai 29.500 euro necessari per ottenere la protezione delle invenzioni in 25 Stati membri. Per l’intera durata della protezione (20 anni) si pagheranno invece 35.500 euro contro circa 159mila. Metà di questi proventi – come è stato deciso la settimana scorsa all’Epo – andrà all’Ufficio brevetti, mentre il restante 50% verrà distribuito tra i Paesi che aderiscono al programma in base a precisi criteri.
Secondo Confindustria il risparmio per le imprese italiane sarà di circa 15 milioni di euro all’anno a regime: 7,5 milioni perché non sarà più necessario ricorrere a due protezioni separate, in Italia e in Europa, e 8 milioni in quanto con la creazione della Corte unica non ci saranno più cause brevettuali parallele. Per lo Stato l’adesione dovrebbe comportare un incremento progressivo degli introiti di registrazione e mantenimento dei brevetti passando dagli attuali 36 milioni (derivanti solo dai brevetti europei validati in Italia) a oltre 44 milioni all’anno.
I prossimi mesi saranno determinanti per sistemare tutti i tasselli del puzzle e sciogliere gli ultimi nodi. Se infatti i due regolamenti europei che disciplinano la creazione di un titolo unico e il regime linguistico (con inglese, francese e tedesco idiomi ufficiali) sono già entrati in vigore, per poter consentire il decollo del nuovo strumento è necessaria la ratifica del Trattato intergovernativo che istituisce la Corte da parte di almeno 13 Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna. Finora sono otto i governi che hanno concluso l’iter, ma sono vicine al traguardo anche Finlandia, Slovenia e Olanda. Londra dovrebbe invece ratificare entro la primavera, Berlino entro l’estate.
Il nostro Paese in un primo tempo si era chiamato fuori dal brevetto unitario Ue perché l’italiano non era stato inserito tra le lingue ufficiali. Il 30 settembre scorso è stata invece formalizzata l’adesione. «Abbiamo deciso di aderire – spiega Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei – dopo un’approfondita attività di analisi che ha visto il coinvolgimento di tutte le autorità competenti e la consultazione di tutti gli stakeholders. Il nuovo pacchetto sarà di particolare interesse per le imprese che desiderano una protezione più estesa a costi contenuti. Con una giurisdizione unitaria sarà inoltre più facile, per chi innova, difendersi oltre confine contro fenomeni di contraffazione del titolo brevettuale». A luglio, prosegue Gozi, «è stato avviato un tavolo tecnico che sta predisponendo lo schema di disegno di legge di ratifica della Corte unificata. Le attività di ratifica sono in fase di istruttoria avanzata e contiamo di concludere l’iter al più tardi entro l’autunno del 2016». La Corte avrà una divisione centrale a Parigi con sezioni a Londra e Monaco di Baviera. L’Italia ha avanzato formalmente la candidatura di Milano come sede locale. «La sede – dice Gozi – è già stata individuata in un nuovo plesso del Palazzo di giustizia e sta per partire, sotto il coordinamento del ministero della Giustizia, una task force per la definizione delle questioni operative».
Dopo aver sostenuto l’accordo per la tariffazione più favorevole, il nostro Paese punta ora a difendere gli interessi delle Pmi anche per le eventuali spese processuali. «Abbiamo sempre sostenuto – dicono da Confindustria – l’istituzione di un brevetto valido ed efficace su tutto il territorio Ue, consapevoli della necessità di ridurre i costi e semplificare l’accesso alla brevettazione da parte delle imprese italiane. L’adesione avrà un impatto economico rilevante sul Paese, anche in termini di maggiore competitività». Ora è essenziale, concludono da Viale dell’Astronomia, «garantire adeguate esenzioni alle Pmi, che devono riguardare anche sconti sostanziali per accedere alla tutela giurisdizionale».
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