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Brevetto europeo al rush finale

di Gabriele Frontoni  

Il brevetto unico europeo sarà una realtà entro due anni. Il consiglio straordinario dei ministri per la competitività dell'Unione europea ha raggiunto un'intesa su due regolamenti destinati a rendere operativa la cooperazione rafforzata su questa materia, lasciando fuori Italia e Spagna. Un accordo definitivo potrà così essere sottoscritto entro la fine del 2011, secondo gli impegni assunti dalla presidenza di turno polacca dell'Unione europea, dal primo luglio subentrata a quella ungherese. La notizia è arrivata direttamente dal commissario al mercato unico, Michel Barnier, che ha rotto gli indugi offrendo un primo traguardo temporale per la conclusione delle operazioni multilateriali che porteranno all'introduzione definitiva del brevetto targato Europa. «Lavorando in stretto contatto con il parlamento Ue e mantenendo il ritmo impresso al processo in questi ultimi mesi, il brevetto unico europeo potrebbe diventare realtà entro due anni», ha tagliato corto Barnier ricordando che la procedura in corso riguarda 25 paesi dell'Unione. Tutti tranne Italia e Spagna che hanno deciso di non aderire come forma di protesta contro il regime trilingue (inglese, francese, tedesco) del progetto di brevetto unico, giudicato penalizzante per l'italiano e per gli interessi nazionali. Una decisione per la quale il governo ha presentato immediato ricorso alla Corte di giustizia chiedendo di annullare la cooperazione rafforzata. «La decisione dell'Europa di adottare un sistema di brevetto con un regime linguistico (inglese, francese e tedesco) che esclude l'Italia è decisamente ingiusta perché distorsiva della concorrenza», ha ricordato il sottosegretario al commercio con l'estero, Catia Polidori, nel corso del consiglio competitività di Lussemburgo che ha dato il via libera al nuovo sistema brevettuale. «A essere penalizzate saranno i quasi 5 milioni di piccole e medie imprese italiane che non potranno impiegare le risorse finanziarie per tradurre i complessi testi tecnico giuridici relativi agli stessi brevetti». Il sottosegretario ha ribadito fermamente ai 25 paesi aderenti alla cooperazione rafforzata, la contrarietà alla decisione Ue, sottolineando che «il ricorso alla cooperazione rafforzata in un settore come quello brevettuale, che attiene direttamente alla libera concorrenza comunitaria, contrasta con lo spirito dei trattati europei». Per questo motivo, lo scorso mese di maggio l'Italia aveva presentato ricorso alla Corte di giustizia. «Siamo pienamente fiduciosi nella bocciatura della Corte», ha assicurato Polidori, «ma quando la pronuncia arriverà sarà già passato del tempo, forse molto tempo, e saremo probabilmente nella seconda metà del 2012. A quel punto tutto il negoziato dovrà ripartire da zero. E di questo saranno responsabili la commissione europea e gli Stati membri che l'avranno assecondata». L'opposizione italiana, oltre che il metodo e la forma, riguarda anche il contenuto. Secondo Polidori, infatti, la proposta sul tavolo riguardo alla tutela unificata del brevetto risulta a oggi ancora troppo macchinosa e complessa per le nostre pmi, facendo quindi venir meno l'auspicato vantaggio in termini di costi minori. «Stanno emergendo molte difficoltà e molte rilevanti carenze che dovrebbero indurre tutti a una riconsiderazione della situazione che conduca alla riapertura del negoziato su basi condivise, riprendendo il filo di un dialogo bruscamente interrotto», ha concluso Polidori.

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