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Brevetti, ruling entro sei mesi

Tempi certi per l’attivazione dell’accordo con il fisco sul patent box: dopo la presentazione della domanda di ruling, tutti i contribuenti avranno a disposizione 120 giorni per fornire la documentazione. Le risposte dell’amministrazione finanziaria sull’ammissibilità dell’istanza arriveranno al massimo entro sei mesi dalla ricezione dell’istanza (30 giorni per quelle presentate dal 1° luglio 2016).
Poi si aprirà il dialogo con l’ufficio. È quanto stabilisce il provvedimento dell’Agenzia delle entrate sul «ruling patent box», approvato ieri, che conferma l’approccio pro-contribuente già anticipato nelle scorse settimane (si veda ItaliaOggi del 21 novembre 2015). Secondo le ultime stime, sarebbero almeno 1.000 le aziende potenzialmente interessate all’adesione.

Il ruling. L’accordo con il fisco è obbligatorio nel caso di utilizzo diretto del marchio, brevetto o know-how giuridicamente tutelabile (fattispecie che rappresenta la maggior parte dei casi). In tali ipotesi, il ruling è volto a definire il contributo economico alla produzione del reddito di impresa dei beni immateriali. La procedura è invece opzionale nel caso di utilizzo indiretto dei beni immateriali oppure di determinazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di tali asset.

La richiesta. La domanda dovrà contenere i dati anagrafici dell’azienda o della stabile organizzazione, l’oggetto dell’accordo preventivo, la tipologia dei beni immateriali agevolati e dell’attività di ricerca e sviluppo svolta. La documentazione di supporto potrà arrivare anche nei 120 giorni successivi. L’istanza va redatta in carta libera e spedita tramite raccomandata o consegnata a mano all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali dell’Agenzia delle entrate, nelle sedi di Roma o Milano. Alla domanda deve essere allegata la documentazione che identifichi in maniera analitica gli intangibles direttamente utilizzati o concessi in uso, nonché il vincolo di complementarietà eventualmente esistente tra più elementi immateriali (si pensi al caso dell’automobile che incorpora in sé diversi brevetti). In tutti e tre i possibili casi di patent box (reddito diretto, reddito indiretto, plusvalenza da cessione) l’impresa dovrà poi illustrare i metodi e i criteri di calcolo dei valori, che in linea di massima dovranno essere mutuati dalle linee guida Ocse sui prezzi di trasferimento. Tutto il materiale dovrà essere fornito anche in formato elettronico. Previste semplificazioni documentali per le microimprese e le pmi con fatturati fino a 50 milioni di euro: non sarà obbligatorio documentare i meccanismi di calcolo del «peso» dell’intangibles sul reddito, ma il contributo economico potrà essere quantificato direttamente in sede di contraddittorio.

Il confronto. Se l’ufficio ritiene ammissibile l’istanza, l’impresa viene invitata a comparire. Il primo incontro sarà finalizzato a verificare la completezza delle informazioni trasmesse e a definire il calendario dei successivi appuntamenti. Durante la fase del contraddittorio, contribuenti e Agenzia potranno concordare tempi e modi di eventuali accessi presso la sede dell’azienda. Potrebbe inoltre essere necessario attivare strumenti di cooperazione internazionale tra tax authorities: si pensi al caso di un brevetto farmaceutico al quale hanno contribuito società di diversi paesi, mediante accordi di cost sharing. In questo caso le Entrate dovranno acquisire gli elementi utili tramite scambio di informazioni con i «colleghi» esteri; durante tale fase, il ruling resterà sospeso.

Gli effetti della firma. Il ruling sarà vincolante per fisco e contribuente per cinque anni. Il periodo di validità decorrerà dall’anno di presentazione dell’istanza: ciò vuol dire che una domanda di accordo presentata nel dicembre 2015, trattata per tutto il 2016 e finalizzata nel 2017 avrà effetto sugli anni 2015-2019. L’impresa, però, potrà materialmente beneficiare dell’agevolazione sul reddito solo a partire dall’anno di firma (in questo caso il 2017, ossia nella dichiarazione dei redditi Unico/2018). Il beneficio potrà così essere recuperato retroattivamente tramite variazione in diminuzione oppure presentando un’integrativa a favore sulle precedenti annualità.

Revoca, modifica e rinnovo. Come già avviene ordinariamente per i ruling di standard internazionale, l’accordo resta valido fin tanto che non mutano le condizioni di partenza. Il fisco potrà verificare periodicamente (anche tramite controlli in azienda) il mantenimento di tali requisiti. In caso di violazione totale o parziale dell’intesa, il contribuente potrà porre in essere i necessari rimedi (inclusa la modifica consensuale del ruling), pena la risoluzione del patto a decorrere dalla data in cui risulta accertata l’inosservanza. Prevista poi la possibilità di rinnovo, da esercitare almeno tre mesi prima della naturale scadenza. Sempre in attesa delle eventuali modifiche restrittive (non rinnovabilità sui marchi) che il governo potrebbe introdurre in ottemperanza alle raccomandazioni Ocse.

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