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Brevetti, crescono le richieste E salgono pil e occupazione

I brevetti sono una delle armi più importanti a disposizione delle aziende occidentali per contrastare la crescente concorrenza che arriva dai Paesi emergenti.

È il messaggio emerso nel corso dell’evento organizzato nei giorni scorsi a Monaco dall’Epo (European patent office) per festeggiare i 40 anni della Convenzione europea per i brevetti firmata proprio nella città bavarese il 5 ottobre del 1973. Un appuntamento che ItaliaOggi Sette ha seguito per raccogliere le testimonianze e le esperienze di aziende e istituzioni sul tema.

Secondo lo studio «Intellectual property rights intensive industries», curato proprio dall’Epo e dall’office for harmonizarion in the internal market, le società che hanno fatto un elevato uso di brevetti, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010 hanno contribuito al pil europeo per il 14% (per 1,7 miliardi di euro) e all’occupazione nel Vecchio continente per il 16% (ovvero hanno creato 35 milioni di posti di lavoro).

«Probabilmente l’impatto è stato anche maggiore nel periodo più recente, considerato che le richieste di registrazione tra il 2011 e il 2012 sono cresciute nell’ordine del 5,2%», spiega Benoit Battistelli, presidente di Epo, istituzione nata con soli sette Stati aderenti, saliti oggi a quota 38 (anche fuori dall’Europa), che agisce da unica porta d’accesso a un mercato di 600 milioni di abitanti.

Nel corso degli anni è cresciuta l’attenzione delle aziende italiane verso la tutela delle invenzioni, ma il confronto con gli altri grandi paesi del Vecchio continente è impietoso, a giudicare dai dati rilevati da Epo.

Lo scorso anno i Paesi più attivi sul fronte della domanda sono stati quella extra Ue, a cominciare dagli Stati Uniti con 63.504 richieste e il Giappone con 51.693.

Sul fronte delle aziende, la più attiva è stata Samsung (2.289), Siemens (2.193, -1,9%), seguita da Basf (1.713, +4,6%), mentre a livello settoriale premettono le tecnologie medicali (10.421), l’elettronica (9.799) e la comunicazione digitale (9.592).

Per quanto riguarda l’Italia, le prime richieste di registrazione risalgono al 1978 (in quell’anno sono state 13), ma ci sono voluti sei anni per arrivare sopra quota mille. Per assistere a una vera svolta si è dovuto attendere il 2005, con 4.167 richieste, mentre il record è stato toccato due anni dopo (4.383).

Lo scoppio della crisi ha frenato le aziende italiane su questo fronte, tanto che il 2011 si è chiuso a quota 3.980 e il 2012 ancora in calo, a 3.757.

La leadership europea spetta alla Germania, che già nel 1990 aveva superato quota 12 mila richieste e successivamente ha mostrato di credere sempre più in questo strumento con 26.204 richieste nel 2011 e 27.625 lo scorso anno.

Il brevetto europeo a tutela delle invenzioni industriali si ottiene in seguito a una procedura che consente al titolare, una volta espletata la procedura di convalida nazionale, gli stessi diritti che deriverebbero da un brevetto nazionale ottenuto in questi stessi Stati.

Chiunque intenda ottenere il riconoscimento della proprietà industriale o del modello industriale di utilità a livello europeo può presentare apposita domanda presso l’Ufficio brevetti e marchi.

La domanda, da presentare in inglese, francese e tedesco, oltre che eventualmente in italiano, deve riportare la descrizione dell’invenzione, la rivendicazione delle parti nuove, una presentazione dei disegni o delle foto dell’invenzione in triplice copia e della priorità, se il deposito avviene entro un anno da quello nazionale.

I brevetti europei hanno gli stessi effetti e sono soggetti alle stesse condizioni di un brevetto concesso dal singolo Stato: attualmente (cioè fino a che non sarà adottato il sistema del brevetto unico) si può chiedere la concessione del brevetto affinché valga in una o più delle Nazioni sottoscriventi (come detto, sono 38).

Il brevetto viene concesso dall’Ufficio europeo dei brevetti.

Nonostante quello che il nome sembra suggerire, questi non sono validi in tutta Europa: infatti la procedura termina non nel rilascio di un singolo brevetto, bensì in un pacchetto di brevetti nazionali.

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