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Brasile retrocesso rating di S&P a livelli spazzatura e le Borse calano

Dalle stelle alle stalle, in una manciata di anni. Ieri il Brasile ha perso lo status di paese “investment grade” che aveva ottenuto nel 2008 e, secondo Standard & Poor’s, è ormai un titolo spazzatura (
speculative grade, tecnicamente), con un rating di BB+ e un outlook negativo, il che significa che il punteggio potrebbe ancora essere tagliato.
Ed è proprio l’outlook la novità peggiore, in quanto sui mercati finanziari si considerava altamente probabile un ribasso del rating, dopo che il Brasile è entrato ufficialmelmente in recessione (con due trimestri consecutivi di contrazione del Pil). Non solo, il paese è scosso da una grave crisi politica e da continui scandali di corruzione (non ultima l’accusa di tangenti che ha interessato il colosso petrolifero Petrobras e che vede coinvolte Saipem e Techint per presunta corruzione internazionale).
Sul giudizio di S&P pesano le difficoltà economiche e politiche che Dilma Rousseff sta affrontando: prova ne sia la continua revisione dei target fiscali del governo: solo nel luglio scorso la legge finanziaria 2016 era basata su un surplus primario pari allo 0,7% del Pil mentre a fine agosto il dato era stato rivisto, con un deficit primario pari allo 0,3%. A questo punto gli analisti di S&P si aspettano una correzione del Pil pari al 2,5% per l’anno in corso e ancora un segno meno, ma per lo 0,5%, per il 2016.
Dilma ha immediatamente convocato una riunione di emergenza con i ministri finanziari: allo studio ci sarebbero tagli al bilancio e nuove imposte. Tuttavia la presidente ha negato che il declassamento configuri uno «scenario catastrofico» per il paese.
Anche la reazione della Borsa di San Paolo è stata composta, con un calo inferiore ai due punti percentuali in apertura (e poi riportandosi intorno alla parità) mentre in Europa i mercati hanno chiuso tutti in calo. A innervosire le Borse la correzione di Tokyo (-2,5%) ma soprattutto il clima di attesa per la riunione della Fed della settimana prossima. La peggiore è stata Parigi (-1,46%) seguita da Londra (-1,18%) e da Milano (-1,02%) mentre Francoforte ha chiuso in ribasso dello 0,90%). Sempre in Italia, il Tesoro ha venduto tutti i 7,5 miliardi di euro di Bot a un anno. Ma i tassi sono stati in lieve recupero, allo 0,028% lordo (dal minimo storico dello 0,011% dell’asta di agosto) ed è scesa leggermente la domanda degli operatori.
A Piazza Affari il calo peggiore lo ha accusato Tenaris (-4,02%). Mediobanca securities ha fatto una stima delle società italiane più esposte al Brasile, per fatturato/ ebitda: Pirelli in prima fila (30%) seguita da Telecom, Fca, Cnh , Saipem e Sogefi (tutte al 10%); l’elenco continua con Atlantia (7%) e Prysmian (6%) mentre Enel, Luxottica e Campari sono al 5%. Mediobanca sottolinea anche che il debito corporate dei mercati emergenti è più che raddoppiato dal 2008 ad oggi e ora il 40% è espresso in dollari (cosa che li rende particolarmente vulnerabili al rialzo dei tassi Usa e all’apprezzamento della valuta americana rispetto alle monete emergenti). La percentuale sale al 67% per i paesi latino-americani.
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