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Braccio di ferro tra Bruxelles e Roma sul fondo per aiutare i risparmiatori

BRUXELLES E’ scontro tra l’Italia e la Commissione europea sugli interventi per i risparmiatori colpiti dalle nuove regole Ue sul salvataggio di Banca Marche, Etruria, Cassa Ferrara e Cassa Chieti, che vietano aiuti di Stato distorsivi della concorrenza. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha un po’ spiazzato l’istituzione di Bruxelles proponendo un fondo di Welfare solo per i meno abbienti, quindi al di fuori delle restrizioni sulle risoluzioni bancarie. La Commissione europea del lussemburghese Jean-Claude Juncker deve valutarlo, tramite l’Antitrust guidato dalla danese Margrethe Vestager. Ha comunicato di «essere al corrente delle misure in discussione in Italia» e di «essere in contatto con le autorità italiane». Ma gli euroburocrati di Vestager intendono impedire nuovi aiuti di Stato.
Le tensione e le incertezze sull’esito dello scontro sono aumentate dopo che la Banca d’Italia ha trasferito sulla Commissione la responsabilità delle perdite subite dai risparmiatori bocciando il salvataggio delle quattro banche con il Fondo di garanzia dei depositi (finanziato da banche private). L’Antitrust Ue aveva dato al governo Renzi solo alternative con perdite a carico dei risparmiatori. «La decisione di far scattare la risoluzione delle quattro banche usando il fondo nazionale di risoluzione è stata presa dalle autorità italiane – ha precisato la Commissione -. Se vengono usati fondi di Stato per sostenere le banche, indipendentemente da dove provengano, si applicano le norme Ue compresa la condivisione degli oneri». A Bruxelles si ammorbidirebbero solo dopo sentenze di tribunali arbitrali, come nel 2012 per i tracolli bancari in Spagna.
Vestager ha fatto sapere al Corriere che l’Antitrust Ue ha applicato le stesse regole sui salvataggi bancari «valutando nuovi aiuti di Stato in Italia e in Germania». Ha così replicato alla critica della commissione economica dell’Europarlamento di «disparità» a causa delle centinaia di miliardi di fondi pubblici a banche tedesche durante la crisi finanziaria, che per Bruxelles non avrebbero distorto la concorrenza in Europa. Anche il presidente dell’associazione dei banchieri italiani Antonio Patuelli ha accusato la Commissione europea di aver favorito banche tedesche.
A Bruxelles si appellano al giusto principio di non far pagare allo Stato (e quindi ai contribuenti) i dissesti degli istituti di credito. Ma, durante la crisi, l’Antitrust Ue ha concesso a Germania, Regno Unito, Francia o Olanda di spendere somme enormi per salvare i rispettivi sistemi bancari travolti da titoli tossici e da esposizioni in Paesi a rischio (come la Grecia). Gli Stati dell’eurozona (tra cui l’Italia) e la Banca centrale europea hanno sborsato ulteriori capitali pubblici per aiutare banche tedesche, francesi, irlandesi e spagnole. In Italia, dove non c’erano problemi di titoli tossici, solo 4 miliardi dello Stato andarono al Montepaschi. Ma i governi di Roma sottovalutarono le conseguenze, quando la Germania – per fronteggiare l’irritazione dei contribuenti per i miliardi alle banche – promosse l’Unione bancaria con regole più severe di vigilanza e perdite a carico solo di azionisti, obbligazionisti e grandi depositanti. L’Italia e altri Paesi dovevano avere in cambio una Garanzia europea sui depositi, che però ora Berlino rifiuta.

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