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Braccio di ferro all’Eurogruppo “Si lavora per un compromesso” Troika, cambiano i controllori

Si è chiusa senza un accordo dopo quasi sette ore di discussione la riunione dei ministri dell’eurogruppo sulla crisi greca. «Abbiamo fatto progressi, ma non abbastanza per firmare un documento congiunto», ha commentato il presidente dei ministri dell’eurozona, Dijsselbloem. A quanto risulta, la delegazione greca non ha, per il momento, accettato di sottoscrivere una dichiarazione in cui di fatto avrebbe chiesto la proroga del programma di salvataggio europeo, con tutte le condizioni che esso comporta. Ma il ministro Yanis Varoufakis si è detto ottimista sulla possibilità che un accordo venga raggiunto alla prossima riunione dell’eurogruppo, lunedì. Anche il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha usato termini incoraggianti: «È stata una discussione fruttuosa. A tratti un pochino troppo franca nei toni, ma sono ottimista. Proseguiamo la conversazione lunedì». Oggi il primo ministro greco, Alexis Tsipras, avrà modo di saggiare la determinazione dei suoi interlocutori al vertice dei capi di Stato e di governo che discuterà anche della crisi greca. Intanto ieri ad Atene Tsipras ha incontrato il responsabile dell’Ocse, Angel Gurria, per cercare di ottenere l’appoggio e la consulenza dell’organizzazione nella definizione del programma di riforme.
Il primo nodo, che deve essere risolto entro la nuova riunione dell’eurogruppo convocata lunedì prossimo, è la proroga o meno del programma europeo di assistenza alla Grecia, che scade a fine mese. Il governo Tsipras non vuole chiedere un prolungamento perché esso comporterebbe l’accettazione del Memorandum concordato con la Troika, che prevede una serie di tagli alla spesa, riforme e aumenti delle tasse. Tuttavia, senza proroga del programma, la Grecia resterebbe priva di finanziamenti e si troverebbe in bancarotta.
Ieri Varoufakis ha lanciato la proposta di un «prestito-ponte» per dieci miliardi di euro, che consentirebbe al Paese di arrivare fino all’estate e negoziare nel frattempo un accordo complessivo con i suoi creditori. Per ottenerlo, il governo greco sarebbe disposto ad accettare circa il settanta per cento delle misure già comprese nel memorandum. Ma non vuole più negoziare con la Troika e punta ad ottenere l’autorizzazione di ridurre l’avanzo primario del bilancio dal tre per cento, previsto per quest’anno, all’1,5 per cento.
Ieri però, le posizioni degli europei non sono apparse molto concilianti. Per loro il Memorandum che fa parte del programma di assistenza va sostanzialmente rispettato. E l’unico modo in cui la Grecia può ottenere nuovi finanziamenti è domandando una proroga del programma. «Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma un programma esiste già. O viene portato a compimento, o non abbiamo più un programma», ha tranciato netto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble. Anche se tutti si dicono favorevoli alla permanenza di Atene nell’euro, sono in molti a ritenere che questo risultato non deve essere raggiunto a qualsiasi prezzo. «Penso che tutte opzioni siano aperte — ha spiegato il ministro lussemburghese dell’economia, Pierre Gramegna — i greci hanno detto che vogliono restare nell’euro, dobbiamo prendere per buona questa loro dichiarazione ma questo comporta degli obblighi. Vedremo». Più duro ancora, il suo collega austriaco ha invitato bruscamente il governo greco «a farla finita con le provocazioni».
Da parte sua il governo greco ha cercato di rafforzare la sua posizione negoziale inviando il ministro della difesa a Mosca, dove ha incontrato il ministro degli esteri russo Lavrov. Proprio nel giorno in cui a Minsk Merkel e Hollande cercavano un’intesa con Putin per fermare la guerra in Ucraina, Atene si è detta «contraria» alla politica di sanzioni contro la Russia. In cambio ha ricevuto la promessa che Mosca «prenderà in considerazione» eventuali richieste di aiuto finanziario da parte greca. Ma queste manovre non sembrano aver prodotto grande impressione tra gli europei, al di là di una comprensibile irritazione. E oggi, al vertice dei capi di governo che si terrà a Bruxelles, Tsipras avrà difficoltà a far valere un eventuale veto greco contro nuove misure per far pressione su Mosca.
Per il momento, insomma, la Grecia sembra con le spalle al muro. Le uniche concessioni che gli europei appaiono disposti a fare sono puramente formali. Non si dovrebbe parlare più di troika, ma di un negoziato con «i rappresentanti delle istituzioni», che però restano sempre la Commissione, il Fondo monetario e la Banca centrale. La proroga del programma di assistenza potrebbe essere definita una «proroga tecnica», che i greci potrebbero ribattezzare «accordo-ponte». Ma la sostanza del Memorandum, e delle condizioni in esso contemplate, per il momento non viene messa in discussione. Tocca a Tsipras decidere se accettare queste condizioni o guidare il Paese fuori dalla moneta unica.
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