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Bpvi e Veneto Banca versano 441 milioni ai vecchi soci

Il 70% di adesioni raggiunte è una percentuale accettabile per poter dire di aver ridotto il rischio legale (che ad oggi registra un -70%) ed è una percentuale giudicata in modo «molto positivo» dalle autorità europee. Per la Banca Popolare di Vicenza e per Veneto Banca, dunque, l’obiettivo è raggiunto: se «le due banche venivano considerate come un porto disseminato di mine subacquee, ora possiamo dire che il porto è stato sminato e che è sicuro», le parole del presidente della Popolare di Vicenza Gianni Mion, ieri, in occasione della conferenza congiunta delle due banche sulle conclusioni dell’Opt.
Subito dopo Pasqua (dal 19 aprile per la Vicenza e nei 5 giorni lavorativi da oggi per Veneto Banca), verranno pagati i corrispettivi dell’offerta di transazione, che per la BpVi era di 9 euro per azione mentre per l’istituto di Montebelluna del 15% del valore al momento dell’acquisto. L’ammontare complessivo che le due banche dovranno versare è di 441,3 milioni, 192,8 per la Vicenza e 248,5 per Veneto Banca, somme che riguardano complessivamente 121.144 piccoli azionisti. A seguito dell’esito positivo dell’offerta di transazione, verranno messi a disposizione anche i due fondi da 30 milioni ciascuno pensati per i casi di grave disagio. I plafond, denominati “Iniziativa welfare” – di cui si potrà far richiesta «a breve» per Veneto Banca e «dall’8 maggio al 7 luglio» per la BpVi – sono riservati agli azionisti che hanno firmato l’Opt e saranno erogati in base al modello Isee.
L’iniziativa sui rimborsi «è il primo passo verso il recupero dei rapporti con il territorio», hanno dichiarato in coro i vertici dei due istituti. «Con il via libera sulla solvibilà della Bce abbiamo superato l’esame scritto – ancora Mion -, ora dobbiamo affrontare l’esame orale con la DG Comp». E, infatti, archiviata l’Opt, si pensa già alle prossime mete da conquistare. Il consenso dell’Antitrust europeo all’utilizzo della ricapitalizzazione precauzionale, quindi all’ingresso dello Stato, è condizionato dalla “bontà” del piano industriale proposto. Si sta lavorando, cioè, su un piano unico, di fusione, che diventerà “piano di ristrutturazione” (dicitura che permette gli aiuti di stato), partendo dalla bozza già presentata a febbraio alla Bce. Su quella bozza sono impegnate in un confronto serrato le due banche, ma anche la Bce, la commissione europea e il Governo italiano, per definire come arrivare alla redditività, alla riduzione del rischio creditizio, alle sinergie operative, alla solidità della dotazione di capitale e della liquidità, al modo con cui riportare il rapporto cost/income al di sotto dell’attuale 100%. «L’interlocuzione con le autorità europee è seria, costruttiva – ha detto l’ad di BpVi Fabrizio Viola -. L’obiettivo è arrivare a risultati in tempi brevi». E sulla tempistica: «Oggi è prematuro dare numeri e tempi», anche se la vicenda Mps, che si sta avviando alle fasi conclusive, sembra far sperare di poter arrivare ad una soluzione entro giugno. «Siamo subito dietro Mps – ha dichiarato Viola -. Mi pare che tutti abbiano capito che bisogna fare presto». Entro l’anno le banche intendono chiudere la cartolarizzazione degli Npl (circa 9 miliardi di sofferenze cumulate tra le due banche); vendere asset («su Bim tempi stretti», ha detto l’ad di Veneto Banca Cristiano Carrus); risolvere il nodo Cattolica – «sarà oggetto di un cda specifico il prossimo giovedì», ha annunciato Viola, senza dare anticipazioni sul destino del 9% della compagnia rimasto alla popolare dopo il collocamento del 6% nei giorni scorsi -; dare avvio all’azione di responsabilità per Veneto Banca (Carrus: «Sicuramente entro l’estate»).
Uno dei passaggi fondamentali resta quello degli esuberi:«L’obbiettivo è di ridurre i costi senza fare macelleria sociale – ancora Viola – usando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, anche governativi. Ma dobbiamo essere consapevoli che la situazione è molto molto grave. Ci deve essere una grande sensibilità da parte dei sindacati ad essere pronti ad enormi sacrifici».

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