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Bpvi-Veneto al rimborso

Alla fine il numero è quello sperato, o almeno il meno temuto: 15%. A tanto ammonterà il rimborso che la Popolare di Vicenza e Veneto banca riconosceranno agli azionisti che decideranno di aderire alla transazione. Per la precisione, i soci ex Bpvi avranno 9 euro e quelli di Veneto il 15% dell’investimento.

I due numeri portano a una percentuale media identica nella misura in cui le azioni della banca berica negli ultimi dieci anni, periodo preso in considerazione per individuare le azioni oggetto di ristoro, hanno avuto una quotazione media di 60 euro. Ciò ha consentito di dare una cifra secca. Il che non si è potuto fare per Veneto banca, le cui quotazioni nel decennio hanno oscillato molto di più, rendendo necessaria l’indicazione della percentuale.

«L’operazione non è un’opa, ma è un’offerta pubblica di transazione», ha precisato l’a.d. di Bpvi, Fabrizio Viola. «Le azioni rimangono in possesso all’attuale detentore e l’importo riconosciuto non è soggetto a tassazione da parte della banca». Per quanto riguarda i rischi legali, «la Popolare di Vicenza, al momento, ha fondi già appostati per circa 100 milioni e accantonamenti a rischio per 43 mln. A questi si aggiungono accantonamenti per problematiche relative allo scavalcamento negli ordini di vendita per circa 17 mln. A oggi abbiamo circa 10 mila reclami. Stiamo parlando di oltre 600 milioni di euro per le due banche, senza considerare il plafond per i soci che versano in condizioni di disagio finanziario».

Cristiano Carrus, d.g. di Veneto banca, ha ricordato che, per quanto riguarda il mondo dei reclami, la banca accantona fra il 30 e il 32% del petitum.

«I reclami sono a oggi 6.500 e l’accantonamento è nell’ordine dei 120 milioni». In merito alla situazione dei soci che avevano chiesto di cedere le quote, ma che sono stati scavalcati da altri, in virtù delle mosse del precedente management, Viola ha sottolineato che sono meno di 500 azionisti quelli riguardanti lo scavalcamento in vendita, «e il loro trattamento sarà significativamente migliore di quello di chi non aveva fatto atti di vendita».

Si è detto molto convinto del valore dell’offerta anche il presidente di Bpvi, Gianni Mion: «L’offerta è fortemente imprenditoriale, Atlante ha dimostrato grande coraggio. Ha avuto il coraggio di proporre questa transazione molto onerosa per la banca e che è necessaria per rendere la banca appetibile per investitori terzi. Credo che l’offerta sia molto generosa e molto impegnativa, considerando i vincoli di capitale che la banca ha e che avrà per molti anni a venire. Spero l’adesione sia superiore all’80%, che è una soglia minima».

Quanto alla richiesta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, di rendere noti i nomi dei maggiori debitori delle banche in crisi, Viola ha detto che «nel momento in cui sarà possibile, senza violare la privacy, credo sia ottima cosa comunicare i nomi dei debitori insolventi».

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