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Bpvi e Veneto, 600 milioni per gli ex-azionisti

Penati: nuovi aumenti di capitale? Passaggio «ovvio, lo abbiamo sempre detto»
Sulla necessità di un nuovo aumento di capitale per Pop. Vicenza e Veneto Banca c’è poco da discutere: è un passaggio « ovvio, lo abbiamo sempre detto», ha confermato ieri il numero uno di Atlante, Alessandro Penati, azionista principale delle due banche venete. Forse è anche in questa prospettiva che nel frattempo Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca pensano a mettere fieno in cascina in vista dell’operazione di rimborso ai soci danneggiati dal forte depauperamento del valore delle azioni. E a quanto risulta al Sole 24Ore, l’operazione rischia di rivelarsi più onerosa del previsto: i due istituti sarebbero pronti ad accantonare circa 600 milioni di euro per dare un ristoro agli azionisti pressochè azzerati. Una cifra superiore ai 400 milioni previsti qualche settimana fa, e ben lontana da quella accantonata fino ad oggi. Basti pensare che a fine marzo Veneto Banca aveva messo da parte 102 milioni a fronte di 2.500 richieste da parte dei soci, mentre al 30 giugno la Popolare di Vicenza 231 milioni per 7mila reclami.
Il tema sta tenendo banco nei tavoli congiunti tra gli ad Francesco Iorio e Cristiano Carrus e i rispettivi vertici, come anticipato dal Sole 24Ore lo scorso 6 novembre. E ieri in particolare il dossier è arrivato all’esame del Cda convocato a Vicenza. Sul tavolo dei consiglieri è giunta un’informativa che fa il punto sul tema. Ora i componenti del board si prenderanno il tempo per valutare nel dettaglio la ricognizione fatta dalla banca sulla platea dei soggetti potenzialmente interessati (oltre 100 mila), da cui sarebbero emersi reclami relativi a 8mila soci. Considerato che l’operazione è destinata a generare l’attenzione di molti soci, l’intenzione di massima è di arrivare a siglare un accordo con 60-70mila azionisti. Ma, anche per evitare di allungare in maniera esasperante i tempi e per togliere dal bilancio i rischi di contenziosi, la parola d’ordine è “fare presto”. Per questo l’intenzione è di avallare il tutto entro il primo dicembre, data fissata per il prossimo board, così da far scattare la fase operativa a partire dalla seconda metà di dicembre.
Resta da capire quale sarà il target dei potenziali rimborsi. A quanto risulta, dovrebbero essere prese in considerazione azioni acquistate negli ultimi 10 anni, sulle quali si potrebbe tentare di adottare una procedura standard di rimborso, così da restringere i tempi.
Ovviamente il “ristoro” previsto nei tavoli di conciliazione non potrà che essere parziale. Troppo grande il divario tra i prezzi definiti al picco della rincorsa al rialzo delle azioni (40,5 euro per Veneto Banca e 62,5 per Popolare di Vicenza) e il minimo di 0,1 euro fissato oggi, dopo le pesantissime svalutazioni subite dai patrimoni dei due istituti. Nelle scorse settimane si ragionava su una quota di rimborso compresa tra il 10-15% e il 25% dei prezzi di sottoscrizione. Occorrerà vedere se il livello verrà confermato. Se così fosse, e questo sarebbe il ragionamento che i vertici delle banche potrebbero fare, la perdita di valore sarebbe sostanzialmente equiparata a quella subìta dagl altri azionisti di banche quotate, che negli anni hanno visto ridurre il valore dei loro patrimoni investiti in Borsa anche del 90% o anche oltre. D’altra parte, una conciliazione con i soci azionisti permetterebbe alle due banche venete di voltare pagina rispetto alle vicende passate. Una richiesta chiara e netta in tal senso arriva dalla Banca Centrale Europea, che chiede di chiudere i conti con le potenziali cause. Ma è certo che l’eliminazione di una incognita come quella relativa ai contenziosi legali potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro. Sia per favorire operazioni di aumento di capitale, sia per agevolare l’ingresso di nuovi azionisti in caso di eventuali nuovi rafforzamenti patrimoniali.

Luca Davi
Marco Ferrando

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