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Bpvi, nessuna pressione

Sul progetto di fusione tra la Popolare di Vicenza e Veneto banca non ci fu alcuna pressione da parte di Bankitalia, mentre l’opa tentata dalla banca vicentina su Etruria naufragò perché i toscani rifiutarono l’offerta. Dei finanziamenti baciati il consiglio di Vicenza non sapeva niente, perché nessuna evidenza era stata portata all’attenzione del cda dagli organi di controllo. Sono le dichiarazioni rilasciate dall’ex presidente della Bpvi, Gianni Zonin, nell’audizione davanti alla commissione banche.

Poco prima di entrare nella sala che ospita i lavori, a chi gli chiedeva delle perdite subite da migliaia di risparmiatori a causa del crac, Zonin ha replicato: «Purtroppo ho perso anch’io dei soldi».

L’attenzione dei commissari si è focalizzata sulle presunte pressioni riguardanti le nozze Vicenza-Veneto. Lo scenario è stato smentito da Zonin: «Non c’era una volontà dall’altra parte, io resto ancora convinto che l’idea nostra potesse essere buona». Per l’ex banchiere si tratta di un’operazione alla quale guardava «con favore tutto il Veneto. Nel pensiero del nostro cda era vista con favore una fusione: avrebbe portato a un istituto di oltre mille sportelli, perché anche Veneto banca era molto valida».

Quanto a Etruria, la ricostruzione di Zonin è partita dal fatto che Rotschild aveva avvisato che c’era la possibilità di acquistarla: «Abbiamo presentato un’offerta preparata con Mediobanca, ma loro ci hanno fatto sapere che non accettavano l’offerta e abbiamo chiuso il capitolo. Noi abbiamo rispettato la loro decisione». Era stata anche predisposta un’opa, che valutava le azioni Etruria tra 0,90 e 1 euro.

L’imprenditore ha inoltre escluso che il cda fosse a conoscenza dei finanziamenti baciati, quelli concessi alla clientela in cambio dell’acquisto di azioni dell’istituto. Durante l’assemblea della primavera 2014, rivolgendosi al presidente del collegio sindacale, un socio aveva parlato dell’esistenza di baciate. A seguito di questo episodio, ha aggiunto Zonin, «il collegio ha fatto verifiche», ma «gli organi di controllo non hanno mai rilevato nulla». Di questa pratica Zonin ha detto di essere venuto a conoscenza in seguito attraverso la Bce.

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