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Bpm vola in Borsa dopo la chiusura dell’aumento da mezzo miliardo

Avvio in rally per Bpm dopo l’esito dell’aumento di capitale da 500 milioni, sottoscritto al 99,5% come riferito dall’istituto venerdì a mercati chiusi. Il titolo balza sopra la soglia di 0,6 euro, segnando una performance addirittura superiore a quella già euforica dell’intero listino milanese, dove si ripercuote la vittoria del Pd e di Matteo Renzi, che dà maggior forza all’azione di riforma del governo.

Quanto alle vicissitudini di Piazza Meda, Bpm ha fatto il pieno con l’aumento di capitale da 500 milioni con adesioni al 99,48%, per effettivi 497,14 milioni, dimostrando quella che il consigliere delegato Giuseppe Castagna ha definito come “la fiducia che abbiamo raccolto sui mercati in questi mesi”. L’inoptato, pari allo 0,52% dell’offerta, sarà scambiato in Borsa tra il prossimo 27 maggio ed il 2 giugno, salvo chiusura anticipata dell’asta. Dopo il Banco Popolare, che lo scorso aprile ha raccolto 1,5 miliardi di euro, è toccato dunque a Piazza Meda, mentre oggi è il turno del Creval, con un’operazione annunciata da 400 milioni, i cui diritti saranno esercitabili fino al 20 giugno.

Le attese per Bpm erano positive già nella vigilia, data la risposta “molto buona” della rete retail indicata da Castagna, che parlava di “percentuali assolutamente inusuali”. Ora, forte del successo dell’operazione, la Popolare punta alla rimozione dei requisiti patrimoniali

aggiuntivi chiesti da Bankitalia.

Già venerdì il titolo aveva chiuso bene in Borsa (+3,62% a 0,6 euro), in sintonia con le altre popolari, spinte da un report di Morgan Stanley positivo sul settore in vista di una politica monetaria più espansiva da parte della Bce. Più cauta era stata l’accoglienza di Piazza Affari all’operazione, visto il calo dello 0,08% registrato lo scorso 5 maggio quando era partita l’operazione.

L’obiettivo di Piazza Meda era di reperire le risorse necessarie a superare gli esami della Bce, con un fabbisogno complessivo stimato da Bankitalia per il sistema italiano di 10 miliardi, che però in realtà sono già saliti quasi a 12. Con il Banco, Bpm, Mps, Carige e Creval si arriva a quota 8,2 miliardi, un altro lo metteranno i soci di Popolare Vicenza, altri 750 milioni quelli di Bper, mentre Veneto Banca ha approvato un’operazione da 500 milioni, così come la Popolare Bari. Più limitati gli aumenti di Popolare Sondrio (350 milioni) e Banca Marche (300 milioni).

Quanto a Bpm, sistemata la situazione patrimoniale, resta da definire la questione degli ‘add-on’, i requisiti aggiuntivi chiesti da Bankitalia, e soprattutto la riforma del governo societario. Bocciato in assemblea lo scorso 12 aprile il tentativo di dare più spazio agli investitori istituzionali, il vertice di Bpm ha concordato con Bankitalia di ripartire con l’aumento, che in termini patrimoniali vale 130 punti base, mentre la rimozione dei requisiti extra ne vale 169.

Successivamente si riaprirà con la governance. Secondo il presidente del Cdg, Mario Anolli, con il suo voto contrario l’assemblea degli azionisti si era “tecnicamente” espressa per “un rinvio”. “La proposta era equilibrata”, spiegava Anolli all’indomani della bocciatura, aggiungendo che “bisogna valutare e noi vogliamo andare avanti”. Parole confermate oggi dal consigliere delegato Castagna, che ha definito l’aumento come il “il primo passo della nostra road map, che perseguiremo con grande impegno”.

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