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Bpm, via gli uomini di Bonomi dal Cds

Clima sempre più incandescente alla popolare di Milano. Dopo le dimissioni della vigilia del presidente del consiglio di sorveglianza (cds), Filippo Annunziata, ieri è stata la volta di altri tre consiglieri: due di questi -Cesare Piovene e Anna Maria Pontiggia – erano stati eletti con la lista presentata a suo tempo da Investindustrial (cioè dal fondo di private equity gestito da Andrea Bonomi, attuale presidente del consiglio di gestione della banca) che a questo punto non ha più rappresentanti nel consiglio di sorveglianza. Ieri ha rassegnato le dimissioni anche Federico Fornaro, eletto senatore nelle liste del pd alle ultime elezioni e indicato, in seno al consiglio di sorveglianza della Bpm, dalla Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria. A questo punto il cds è formato da 13 membri, ma devono scendere sotto 11 perché si debba convocare un’assemblea per nominarne uno nuovo.
Secondo le ricostruzioni, le dimissioni sarebbero state motivate con il tornare a prevalere, all’interno del cds, di vecchie logiche, in un clima in cui sarebbe sempre più difficile lavorare. Posizioni analoghe insomma a quelle espresse il giorno prima da Annunziata. «Io ritengo piuttosto che alcune motivazioni siano strumentali. A mio parere in consiglio di sorveglianza, che non ha mai funzionato in modo pieno e condiviso, sono ora scoppiate contraddizioni che lo stanno facendo crollare», tuona Piero Lonardi, rappresentante storico dei soci non dipendenti all’interno della Bpm e attualmente membro del cds.
Solo un piccolo assaggio di quanto si stia inasprendo lo scontro, in vista di quella che è la vera posta in gioco: la trasformazione della popolare in società per azioni. Ieri mattina ad esempio si era riunito un consiglio di gestione non previsto e per dopodomani è previsto un consiglio di sorveglianza straordinario, per valutare se presentare un esposto alla Banca d’Italia rispetto alla proposta di alcuni consiglieri di mettere a punto un piano alternativo al progetto di spa di Andrea Bonomi.
Il tempo stringe e già sabato 27 rappresenta un appuntamentochiave, con l’approvazione dei conti da parte dell’assemblea e una modifica del regolamento assembleare per consentire il voto a distanza (anche da casa o da agenzie Bpm). Quest’ultimo passaggio potrebbe rappresentare il grimaldello per far passare più agevolmente la trasformazione in spa. Ieri il cds ha esaminato un parere richiesto allo studio Benessia sulla proposta, all’ordine del giorno dell’assemblea di sabato prossimo, avanzata dal presidente Bonomi di introdurre in assemblea il voto elettronico a distanza. Secondo quanto emerso dal parere dell’avvocato sarebbero emerse alcune perplessità: il voto da casa, via Internet, presenterebbe alcune «debolezze».
Più netta l’alzata di scudi da parte della Fabi: «Riteniamo che questa proposta sia impraticabile perché snaturerebbe uno dei valori fondanti del modello di governance popolare: la partecipazione », ha detto Matteo Magrini, coordinatore Fabi del gruppo Bpm che al contempo ha condannato il comportamento scorretto avuto dalla direzione della banca ai danni di alcuni dipendenti.

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