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Bpm, trattative finali per il listone unico

In casa Banca Popolare di Milano sono ore decisive in vista del deposito delle liste per il rinnovo del Consiglio di Sorveglianza. La scadenza per la presentazione dei candidati è fissata per la mezzanotte del 4 aprile ma i giochi veri si chiuderanno tra oggi e domani.Quarantotto ore nel corso delle quali le diverse anime della banca cercheranno di verificare se c’è la possibilità di varare quella che da più parti è auspicata come la soluzione ideale, ovvero il via libera a una sola lista unitaria in occasione dell’assemblea del 30 aprile.
Nei piani, il “listone” raccoglierebbe le istanze di tutti gli stakeholder della popolare lombarda. Se però così non fosse e non si trovasse la quadra tra le posizioni in campo, come teme qualcuno, si assisterebbe a un “rompete le righe” che rischierebbe di creare non poche crepe nella compattezza del corpo sociale.
Attorno al progetto del listone stanno lavorando i principali sindacati nazionali (Fabi e Uilca, assieme a Fisac e First) e l’Associazione dei soci non dipendenti, guidati da Piero Lonardi. La super-lista darebbe l’appoggio alla fusione della banca con i veronesi e alla trasformazione in società per azione. Al vertice, dovrebbe esserci proprio Piero Lonardi. Il commercialista milanese- che oggi guida la minoranza del Cds e nel 2014, con un blitz a sorpresa, fece bocciare la proposta di modifica della governance – avrebbe così il ruolo di traghettatore fino alla fusione con il Banco, prevista in novembre. Possibile che, nel contempo, chi salirà sulla poltrona del presidente del Consiglio di Sorveglianza si trovi in pole position per ricoprire il ruolo di presidente anche nella futura Bpm Spa, banca rete, controllata dalla holding, che per tre anni avrà un Cda «snello» ma autonomo (possibile un Cda con 5-6 membri).
Nelle ultime ore, tuttavia, dal progetto del “listone” si sarebbe sfilata una parte dell’azionariato della banca. A mettersi di traverso sarebbe stata in particolare l’associazione dei Pensionati: forti dell’elevato numero di deleghe (dieci) a disposizione, i Pensionati potrebbero puntare a presentare una lista di minoranza, magari sostenendo il “no” in assemblea alla fusione con il Banco.
L’associazione guidata da Elio Canovi ed Edoardo Dorenti, raccoglierebbe anche il supporto di altre frange: tra queste, Gigi Ramponi, storico braccio destro di Piero Giarda (presidente uscente del Cds) e Giovanni Bianchini, ex consigliere della banca.
Oggi, al termine di un giro di incontri informali e di verifiche anche esterne alla banca, si capirà se i maldipancia degli stakeholder critici possono rientrare o meno.

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