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Bpm, trattativa finale sul duale

di Monica D'Ascenzo

Nessuna chance per la proposta delle minoranze. Ieri il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Milano ha respinto a maggioranza l'ipotesi di riforma della governance presentata da sei consiglieri di minoranza, che avevano richiesto la riunione straordinaria del board. Nessun ripensamento, dunque. Si va avanti con il progetto di adozione del sistema duale, come confermato ieri dal gruppo in una nota. L'episodio, però, crea certamente una spaccatura all'interno del cda considerato che i sei consiglieri hanno espresso perplessità sulla reale efficacia della scelta del duale per realizzare una sostanziale separazione fra la proprietà-sindacati e la gestione. E che a favore della loro proposta ha votato anche il rappresentante del Credit Mutuel nel cda di Bpm, Jean Jacques Tamburini, mentre si è astenuto il rappresentante della Cassa di Alessandria, Carlo Frascorolo. Otto dissidenti su 18 non sarebbero un problema il 27 settembre, quando il board sarà chiamato a votare la riforma della governance da presentare a Banca d'Italia. Questo solo nel caso in cui i dieci consiglieri, espressione dell'Associazione Amici della Bpm che raccoglie le sigle sindacali, votassero compatti a favore del duale. L'ipotesi, però, sembra tutt'altro che scontata considerato che ieri, archiviata la proposta delle minoranze, il confronto si è spostato sulla proposta dei vertici della banca. Un confronto che ha visto i consiglieri della maggioranza chiedere più poteri sulle decisioni strategiche per il consiglio di sorveglianza. La riforma della governance, però, non è ulteriormente rimandabile alla luce degli impegni che il presidente Massimo Ponzellini e il direttore generale Enzo Chiesa hanno preso negli incontri con Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale di Banca d'Italia.

Proprio in Via Nazionale, per altro, si recheranno domani a mezzogiorno i segretari generali dei principali sindacati del settore bancario per incontrare il vice direttore Tarantola riguardo il dossier Bpm. «Dopo il lavoro fatto in questi mesi insieme all'Associazione Amici per arrivare a un'ipotesi di governance duale ora riteniamo di dover affrontare alcuni aspetti» spiega a Radiocor il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, aggiungendo: «in particolare noi vorremmo poter lavorare sulla bozza di statuto presentata dal presidente Massimo Ponzellini e auspichiamo che i futuri consigli di sorveglianza e gestione possano essere più ampi e le deleghe meno concentrate e distribuite su più soggetti». Allo stesso tempo, spiega ancora Masi, i sindacati intendono «chiedere informazioni sulla posizione di Banca d'Italia sulle ipotesi di ingresso di nuovi azionisti nel capitale di Bpm», a partire dalle voci che riguardano Matteo Arpe. Al vertice parteciperanno anche i numeri uno di Fabi (Lando Maria Sileoni), Fisac (Agostino Megale) e Fiba (Giuseppe Gallo).

Ieri Bpm ha confermato che all'ordine del giorno della prossima riunione del board ci sarà, oltre all'approvazione «della modifica di statuto in tema di corporate governance al fine di adottare il sistema dualistico», anche la definizione dell'importo dell'aumento di capitale e la fusione per incorporazione della Cassa di Alessandria nella Banca di Legnano. Prosegue, quindi, anche la riorganizzazione della struttura del gruppo e se la fusione Legnano-Alessandria resta la via maestra ad Asti si continua a valutare la fattibilità dell'acquisizione dell'80% dell'Alessandria. I colloqui in atto saranno oggi oggetto anche del consiglio della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, ma ad Alessandria si continua a guardare nella direzione di Legnano.

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