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Bpm, si dimettono tre consiglieri

Dimissioni in serie, consigli straordinari, esposti alla Banca d’Italia. Dopo essere stata scoperchiata dall’addio del presidente Filippo Annunziata, la spaccatura all’interno del consiglio di sorveglianza della Banca Popolare di Milano continua ad agitare la vita dell’istituto in questa vigilia assembleare. Sabato i soci dovranno esaminare il bilancio 2012 e le modifiche sul voto a distanza, ma nel frattempo l’organo di controllo della banca continua a perdere pezzi. Ieri si sono dimessi Cesare Piovene, Federico Fornaro e Anna Maria Pontiggia, che hanno così seguito l’esempio di Annunziata, che aveva formalizzato l’uscita lunedì sera. Piovene e Pontiggia erano stati candidati alla carica di consigliere dalla Investindustrial del presidente del consiglio di gestione, Andrea C. Bonomi. Fornaro, eletto in Senato con il Pd, era espressione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
Gli addii sono stati motivati, con missive lette di fronte al cds, dal riemergere all’interno del consiglio di logiche di potere legate alla «vecchia Bpm» controllata dai dipendenti soci riuniti nell’associazione Amici. Motivazioni definite «strumentali» da Piero Lonardi, rappresentante in cds dei soci non dipendenti, ma che testimoniano le distanze ormai insanabili all’interno della sorveglianza.
Il cds tornerà poi a riunirsi in seduta straordinaria venerdì, alla vigilia dell’assemblea. All’ordine del giorno c’è l’ipotesi di presentare un esposto alla Banca d’Italia sul progetto alternativo alla trasformazione in spa presentato da tre consiglieri (Maurizio Cavallari, Ruggiero Cafari Panico ed Enrico Castoldi) lo scorso 4 aprile. Chi propone il provvedimento ritiene infatti che il comportamento dei tre sia completamente al di fuori delle competenze del consiglio di sorveglianza e costituisca quindi un’invasione di campo nei confronti delle prerogative della gestione. La presidenza ad interim del cds (e dell’assemblea di sabato) sarà assunta dal vice presidente anziano Giuseppe Coppini. Il consiglio sarà poi integrato con ogni probabilità nell’assemblea straordinaria già convocata il 22 giugno per esaminare il progetto di trasformazione in spa e l’aumento di capitale da 500 milioni. I soci dovranno quindi presentare nuove liste di candidati per eleggere il presidente e i consiglieri mancanti.
Il clima continua a surriscaldarsi, intanto, anche sul fronte del voto a distanza. Sabato i soci saranno chiamati a esprimersi su una modifica del regolamento assembleare che di fatto consentirebbe il voto «da remoto», ovverosia da casa tramite internet, senza l’obbligo di partecipare fisicamente all’assemblea. Ieri il sindacato Fabi ha bocciato l’ipotesi, definita «degna di un talent show» e «impraticabile perché snaturerebbe uno dei valori fondanti del modello di governance popolare: la partecipazione». Dubbi sul voto da casa sono stati espressi, secondo quanto rivelato ieri da Radiocor, anche dallo studio legale di Angelo Benessia, a cui il consiglio di sorveglianza si era rivolto per un parere legale. Il cammino della Popolare verso la scelta di giugno sulla spa appare quindi sempre più accidentato, anche se ieri proprio Annunziata, a margine del l’assemblea Mediolanum, è intervenuto per gettare acqua sul fuoco, sottolineando che il progetto spa «non è in discussione». «Anche se tutto il cds si dimettesse», ha notato, le cose non cambierebbero perché il consiglio di sorveglianza «è privo di poteri di gestione».

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