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«Bpm a rischio scalata senza fusione con il Banco»

L’affluenza sarà «decisiva», e la posta in palio «va ben oltre alla fusione tra Bpm e Banco Popolare»: le analogie tra le assemblee del 15 ottobre e il referendum costituzionale del 4 dicembre sono evidenti. E proprio per questa ragione Giuseppe Castagna auspica «la massima partecipazione da parte di tutti i soci» all’appuntamento convocato alla fiera di Rho-Pero. In contemporanea, a Verona, si riuniranno i soci del Banco Popolare, ma in quel caso il risultato pare blindato; un po’ meno in casa Bpm, dove i precedenti insegnano che nulla va mai dato per scontato e qualche malumore resta, come dimostra il gruppo di pensionati riuniti nell’associazione Lisippo, che ieri in un comunicato hanno ribadito che le nozze rappresentano «un sacrificio che non verrà in alcun modo ricompensato». I conti si faranno alla fine, ma intanto il ceo di Bpm, in questa intervista a Il Sole 24 Ore, avverte che senza un’approvazione della fusione l’alternativa non potrà che essere «comunque diventare una spa, ma senza le protezioni, per i soci e i dipendenti, che offre l’integrazione con il Banco, e per di più con il mercato avverso».
Dottor Castagna, qual è il polso a dieci giorni dal voto?
Se guardiamo ai biglietti staccati, soprattutto tra i dipendenti c’è una grandissima voglia di partecipazione, come non si vedeva da anni. Se la presenza fosse analoga da parte degli altri soci, avremmo un’affluenza decisamente elevata.
Siete preoccupati per l’esito?
Ci stiamo battendo perché i colleghi sappiano che è importante venire, a costo di manifestare il loro dissenso: la scarsa partecipazione può essere un rischio, soprattutto perché c’è chi ritiene la fusione ormai cosa fatta. Invece io spero che i soci vengano, vengano in massa, e questo è il senso del road show che iniziamo domani (oggi, ndr) da Foggia e proseguiremo nelle prossime due settimane a Roma, Alessandria, Bologna e Milano.
Cosa spiegherete?
Dopo sette mesi di esami da parte del mercato, degli analisti, dei regolatori, siamo più che mai convinti che sia la strada migliore per fare efficienze, migliorare i ricavi e la redditività. E la dimostrazione è in un numero, cioè il miliardo di costi che risparmieremo di qui ai prossimi tre anni grazie alle sinergie su filiali, It e uscite volontarie (300 milioni), all’abbassamento del costo del funding (altri 300 milioni), e ai 370 sul costo del credito, grazie ai maxi accantonamenti pre fusione.
Che cosa potrebbe succedere se l’assemblea votasse no alla fusione, voto che coincide con quello della trasformazione in Spa?
Subito dopo dovremmo convocare nuovamente l’assemblea per la Spa, che è obbligatoria per legge entro fine anno. Lascio a voi immaginare le conseguenze: ma non tanto di mercato, perchè il titolo di Banca Popolare di Milano salirebbe visto che diventerebbe facilmente scalabile. Ma più per i dipendenti, che si troverebbero in una Spa senza protezioni, non sapendo quale potrebbe essere il loro destino.
In caso di Spa stand-alone vede quindi il rischio di un’aggregazione non negoziata?
Il rischio è che si vada verso un’operazione di aggregazione non gestita, dove conterà solo chi aggrega, e comunque dove non ci potrà che essere una condizione di minor favore.
Nel caso, lei sarebbe disponibile a continuare a pilotare la banca anche qualora l’istituto si trovasse in una condizione di stand alone senza tutele?
Come appena detto la prima conseguenza formale sarà quella di portare la banca verso una nuova assemblea che entro fine anno promuova la trasformazione in Spa. È una mia responsabilità. Fatto questo, bisognerà vedere quali saranno gli scenari che si delineeranno.
Nel corpo sociale tuttavia rimangono delle resistenze. L’associazione Lisippo dice no al deal con Verona. Nel mirino c’è il concambio, giudicato svantaggioso per i soci milanesi, e la governance della nuova realtà, che secondo i critici sarebbe a favore dei veronesi. Che cosa risponde?
Noi abbiamo determinato il concambio il 20 marzo scorso ed era il migliore concambio storicamente mai avuto tra le due banche, quando abbiamo stabilito un rapporto della nuova realtà con il 55% per Bpm eil 45% per il Banco. Se avessimo fatto l’operazione invece due anni esatti prima, ci saremmo trovati con un 37% per Bpm e il 63% per il Banco. Non mi sembra sia stato un cattivo affare per i soci di Bpm.
Poi però c’è stato l’aumento da un miliardo del Banco, che ha cambiato gli equilibri.
Certo, a quel punto era doveroso riconoscere questo sforzo. Da qua il nuovo concambio: 54% per il Banco, 46% per Bpm.
Qualcuno potrebbe obiettare: non aveva senso aspettare?
Se avessi aspettato sei mesi forse non avrei fatto quest’operazione, perché con quei prezzi magari l’avrebbero fatta altri. Noi abbiamo avuto la pazienza di aspettare il momento migliore, quindi non riesco a capire come si possa muovere critiche su questo punto. E poi se guardo a all’utile atteso dal piano 2019, pari a circa un miliardo, ne deriva che all’azionista Bpm andrà il 46%, ovvero circa 500 milioni. Sfido chiunque a riuscire a incrementare l’utile Bpm dai 200 milioni di euro a parità di perimetro, visto lo scenario di tassi zero. Ecco perchè dico che l’operazione è accrescitiva di valore per i soci Bpm, senza dubbio.
E sulla governance del futuro gruppo bancario?
Nel futuro Cda, Verona conterà un membro più di noi, 10 contro 9, ma occorrono maggioranze qualificate per tutte le scelte straordinarie. La rappresentanza milanese nella banca avrà un importante peso. Inoltre lasciatemi sottolineare che saremo la prima società quotata ad avere un rappresentante dei dipendenti in Consiglio di amministrazione.
Voto palese: sì o no?
Sì. Lo prevede lo statuto, non vedo perchè non debba essere così.
Quanto durerà la banca rete Bpm Spa?
Abbiamo l’autorizzazione di Banca Centrale Europea ad operare sino a d un massimo di 3 anni entro i quali confluirà in capogruppo. Avrà una struttura snella con un direttore generale che nomineremo a breve.
I cantieri per l’integrazione con il Banco vanno avanti. Quando verrà definito l’organigramma?
Entro fine novembre. Stiamo facendo un assessment sulle prime e seconde linee per valutare le diverse competenze prima di delineare la linea manageriale della nuova banca .
Cosa ci si deve aspettare per il dividendo 2016?
Abbiamo recentemente comunicato che difficilmente ci sarà capitale per garantire il recesso e non è escluso che si possano fare ulteriori politiche di bilancio. Il dividendo non è un tema al momento.
Che cosa farete con Anima e Gestielle?
Il mercato non sta fermo, e come si è visto Anima ha fatto un’offerta con Poste e Cdp per Pioneer: vediamo cosa accadrà. Abbiamo tempo per prendere una decisione.
La futura BancoBpm potrebbe essere essere interessata ad eventuali salvataggi?
È escluso. In teoria potremmo essere polo aggregante; per ora non ci pensiamo, ma non è escluso che col tempo altri soggetti possano rivolgersi a noi in un’ottica di crescita. Per ora guardiamo alla fusione con il Banco, che è troppo importante perché si dia per scontata.

Luca Davi
Marco Ferrando

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