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«Bpm riapre il cantiere per la nuova governance»

Andrea C. Bonomi ci riprova. Il presidente del consiglio di gestione della Banca Popolare di Milano ieri ha ufficializzato la riapertura del cantiere sulla governance, chiuso prematuramente a inizio maggio con il ritiro del progetto di trasformazione in spa a causa dell’opposizione di dipendenti soci e sindacati. «L’evoluzione della governance – ha spiegato agli analisti – è ripartita ieri dopo il consiglio di gestione e durerà questi due mesi», per essere presentata entro ottobre insieme all’aggiornamento del piano industriale. Bonomi si è detto fiducioso del fatto che «tutti gli stakeholder stiano approcciando o approcceranno questa evoluzione guardando al bene della banca e non solo al loro interesse specifico», forte anche dei moniti lanciati più volte dalla Banca d’Italia, che «garantisce che indietro non si torna». In una conference call quasi interamente monopolizzata proprio dal tema del governo societario, il presidente del cdg ha anche commentato per la prima volta ufficialmente la recente ispezione della Vigilanza, giudicata «molto importante» e «intensa». Il lavoro degli ispettori, ha notato, «ha dato esiti che consideriamo positivi, dato che fondamentalmente conferma che stiamo andando nella direzione giusta». Tra i punti fermi della riforma ci sarà «la separazione tra il management e gli altri stakeholder», definita da Bonomi «una garanzia minima». L’idea di partenza prevede quindi che «in cdg ci siano solo esecutivi, non investitori e certamente non sindacati», mentre nel cds, che potrà avere competenze di strategia, siederanno «tutti gli altri». Al tema della governance (e all’aggiornamento del piano industriale) è subordinato anche l’atteso aumento di capitale da 500 milioni, il cui arrivo sul mercato potrà slittare fino all’inizio del 2014. L’operazione, ha spiegato Bonomi, sarà lanciata «possibilmente fra la fine di quest’anno e l’inizio dell’anno prossimo». La tempistica precisa «dipenderà dai mercati e soprattutto dal piano industriale nel suo complesso, inclusa la governance. L’aumento – ha aggiunto – si fa comunque, ma una cosa è farlo in piedi, un’altra farlo con una situazione più critica». Bonomi si è mostrato sicuro del fatto che l’aggiornamento del piano sarà portato a termine con efficienza e tempestività ma ha anche ammesso che «la governance è più emotiva perché siamo a metà strada nell’evoluzione della banca. Bisogna capire tempi e modi». Ieri sul tema è intervenuta la Uilca: commentando in generale i risultati di bilancio delle banche popolari, il segretario generale Massimo Masi è tornato a respingere le «ipotesi che intendono stravolgere l’impianto delle banche popolari, soprattutto senza il consenso condiviso di tutte le parti coinvolte, in primo luogo dei lavoratori». Via libera, invece, a «possibili riforme della governance». Tornando a Bpm, la prima scadenza in calendario è comunque quella con le risposte ai rilievi di Bankitalia, che dovranno essere inviate a Palazzo Koch entro il 23 settembre. Secondo il consigliere delegato Piero Montani la banca è in grado di «rispondere agevolmente a tutto quanto è stato richiesto». I vertici dell’istituto, intanto, hanno incassato le valutazioni positive della maggior parte degli analisti sui conti semestrali. Apprezzamento confermato anche dai corsi di Borsa: il titolo Bpm, scontando una frenata sul finale, ha chiuso in rialzo dello 0,5% dopo essere stato tra i migliori per gran parte della seduta.

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