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«Bpm resterà cooperativa Modello Credit Mutuel»

Una banca Dino Piero Giarda l’ha già guidata. Ed era un’altra popolare sui generis , quella di Lodi reduce dalla gestione di Gianpiero Fiorani, che da presidente ha traghettato fuori dalle secche e poi messo in sicurezza fondendola nel Banco Popolare. Ora, allo scoccare dei 77 anni, Giarda ha deciso di rimettersi in gioco per “normalizzare” la Banca Popolare di Milano.

Non è una missione facile. Chi glielo fa fare?
«Mi è stato chiesto da un esponente dei sindacati del credito e da un mio ex studente a nome di un’importante associazione di categoria. Ho chiesto tempo per pensarci e dopo aver incontrato altri esponenti dei sindacati e i rappresentanti di Assimpredil, Confartigianato, Coldiretti, percependo che c’era forte interesse a pensare un modo ordinato per sviluppare una vera rappresentanza delle diverse categorie in Bpm, ho accettato. Ho parlato poi con il Credit Mutuel e studiato il loro modello: è una cooperativa, diversa da Bpm, in cui lavorano 60 mila persone. Se funziona in Francia perché a Milano no?».
Da Banca d’Italia ci sono state sollecitazioni?
«La scelta è stata mia. Nessuno ha espresso un parere contrario».
Il governatore ha invocato più volte una trasformazione della cooperativa. Lei che ne pensa?
«Ho sviluppato l’opinione che Banca d’Italia auspica che Bpm diventi una banca normale, i cui organi di amministrazione mantengano una visione comune sui progetti strategici ed i cui protagonisti, lavoro e capitale, trovino modi di vita stabili nel tempo, garantendo continuità d’azione».
Manterrà il duale?
«Mettere mano allo statuto vorrebbe dire rimettere in discussione le regole di vita dell’azienda; credo invece che alla Bpm serva stabilità. L’idea che i soci possano interferire con la gestione genera instabilità. Il sistema duale è funzionale a tenere sia i soci sia i dipendenti lontani dalla gestione. Funziona se il consiglio di sorveglianza controlla lo svolgimento della gestione senza interferenze. Mi faccio garante per il futuro consiglio di sorveglianza che ciò non avverrà».
Non teme che i sindacati vogliano orientare il suo mandato?
«In realtà ho riscontrato un forte interesse a restituire dignità al sindacato nella sua funzione tradizionale di controparte nei negoziati sul salario e sulle condizioni di lavoro».
Ha già individuato i nomi per il consiglio di gestione?
«Non è facile trovare disponibilità “fuori stagione”. Ho contatti con soggetti potenzialmente interessati e che potenzialmente mi interessano».
L’attuale gestione di Bpm è terminata per i contrasti tra i due consigli. Come pensa di evitare che succeda di nuovo?
«Mi atterrò al rispetto rigoroso della separazione tra i due organi. L’unico intervento sarà quello di condividere con il futuro consigliere delegato alcune proposizioni sull’obiettivo di valorizzare il capitale umano presente in azienda. Bpm deve ritrovare la sua missione con le persone che ha».
Quale sarà la missione di Bpm?
«La cooperativa ha bisogno di stabilire buoni rapporti con il mercato e di soci di capitale stabilmente interessati alla crescita e alla redditività. Il mantenimento della forma cooperativa e dell’autonomia e indipendenza, richiede stabilità della governance, valorizzazione dei clienti soci, un ragionevole equilibrio tra voto capitario e voto di capitale».
Quindi qualche cambiamento nell’assetto di governo ci sarà?
«Le associazioni che raccolgono la media impresa dei territori su cui opera Bpm, dal Piemonte alla Lombardia all’Emilia, dal Lazio alle Puglie, sono molto interessate a poter contare su una banca che risponda alle loro esigenze. Vorrei sviluppare la presenza di queste categorie nelle liste per le prossime assemblee. La rappresentanza delle diverse categorie di soci è importante per dare stabilità alla governance.».
Il suo avversario Piero Lonardi l’ha accusata di volere una fusione.
«Mi è molto dispiaciuto che mi siano state attribuite intenzioni a cui non mai nemmeno pensato. Esprime forse la visione per cui è utile forzare i toni per confondere le idee agli elettori. Per la mia visione, Bpm è solo una banca e non un terreno di agone politico; per governarla non serve la belligeranza. Ha bisogno di stabilità, di muoversi su un percorso evolutivo e di superare le contrapposizioni».

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