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Bpm, proboviro in arresto e dieci nuove perquisizioni

Dieci perquisizioni (di cui una alla sede della Bpm di piazza Meda) e un arresto. È il colpo di coda dell’inchiesta della procura milanese sui trascorsi vertici della Banca popolare di Milano, presieduta sino al 22 ottobre 2011 da Massimo Ponzellini e diretta da Enzo Chiesa sino al febbraio successivo. L’arrestato (la misura restrittiva è ai domiciliari) è un avvocato: Onofrio Battista Amoruso, ex consigliere regionale della Lombardia, nonché membro del comitato dei probiviri della banca (organo preposto al controllo dello statuto e della deontologia). Un sommario giudizio su di lui emerge da una telefonata tra Chiesa e l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel. Quest’ultimo, commentando le candidature al comitato di sorveglianza, afferma «Amoruso, questo lo conosco purtroppo…è uno un po’ strano che ha fatto politica e che ha cambiato sei o sette cose no? Come si comporta lì da voi?» E chiesa risponde: «L?ha infilato là Ponzellini, eh»
L’accusa per Amoruso, come per gli altri indagati, Ponzellini, Chiesa, il consulente del presidente Antonio Cannalire, l’ex finanziere e parlamentare Marco Milanese, l’imprenditore nel settore del gioco d’azzardo Francesco Corallo (latitante), è associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla corruzione privata, all’appropriazione indebita, false fatturazioni e riciclaggio. Per i pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici all’interno della Bpm, sotto la gestione Ponzellini, funzionava un meccanismo di indirizzo degli impieghi non propriamente correlato al merito creditizio dei loro percettori. In modo più tranchant i pm lo descrivono come «Un vero e proprio comitato d’affari che “vendeva” i contratti di finanziamento più problematici». E la «sistematicità di questo mercimonio (…) non si è arrestato di fronte ad alcuna barriera, sia pure quella di pervenire a finanziare soggetti in rapporti con la criminalità organizzata». A cosa e a chi si riferiscono i pm? Tra le perquisizioni e i sequestri effettuati dai militari del Nucleo di polizia Tributaria della Gdf di Milano di particolare interesse è quello nell’abitazione di Rosario Scuteri, titolare della Ippo 2009, presentato ai vertici della banca da Alfredo Iorio, soggetto peraltro in contenzioso con la Bpm, poi arrestato nel maggio 2009 per mafia nell’ambito dell’operazione «Parco Sud». In quel contesto Scuteri era stato già sentito dai magistrati della Dda ed era già emerso un quadro preoccupante. Scuteri aveva ammesso di avere rapporti d’affari immobiliari con Iorio e con Andrea Madaffari (altro imprenditore arrestato dalla Dda), di essere imparentato con la famiglia di Mammoliti di Oppido Mamertine. Non è detto che Ponzellini e soci sapessero delle particolari criticità del cliente Scuteri, ma nonostante i pareri contrari della divisione crediti, si decise di esaminare la pratica. Che venne irritualmente visionata nello studio del commercialista milanese Giorgio Bianchini Scudellari, ex consigliere d’amministrazione della banca e vicino all’associazione amici della Bpm. Anche lui oggetto di un decreto di perquisizione. Il finanziamento per Scuteri (una linea di credito di 24 milioni più un erogazione per cassa di 2,5 milioni) venne approvato. Altre pratiche particolari vennero prese in considerazione dal «Comitato crediti “ombra”» della Bpm: da quella sui finanziamenti al gruppo di Francesco Corallo Atlantis- Bplus a un mutuo ipotecario da 8 milioni di euro concesso alla Bialetti Holding. Tutte pratiche per le quali l’avvocato Amoruso ha percepito compensi per più di due milioni di euro. In questo quadro s’innesta la recente decisione della Bpm di rimettere la querela nei confronti di Francesco Corallo. Una decisione che potrebbe avere un impatto anche sull’impianto dell’accusa. I fatti per cui si procede sono precedenti all’introduzione del reato di corruzione privata e si riferiscono all’articolo 2635 del codice civile: infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità. Che sino al 28 novembre 2012 era perseguibile solo a querela di parte.

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