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Bpm-Popolare, verifica in Bankitalia Vicenza e Veneto avanti sul capitale

MILANO.
Continua il fermento nel mondo delle popolari. Oggi l’ad della Popolare di Vicenza -Francesco Iorio – parte per New York (al ritorno farà scalo a Londra) per iniziare la fase di pre-marketing in vista dell’aumento di capitale da un miliardo e mezzo (più 263 milioni tra potenziale sovracollocamento, la cosiddetta
green shoe,
e incentivi ai vecchi azionisti). E sempre oggi i due numeri uno della Bpm e del Banco Popolare – Giuseppe Castagna e Pier Francesco Saviotti – voleranno a Roma, per presentare l’operazione di fusione in Banca d’Italia. Una visita per illustrare lo stato dell’arte dell’operazione, in particolare su tempi e modi di smaltimento delle sofferenze. Ma per entrambi il confronto più delicato è con la Bce (che dovrà autorizzare l’operazione): i due amministratori potrebbero avere un nuovo incontro a Francoforte ed è molto probabile che questo si svolga entro la settimana. Sullo sfondo, il rischio di dover procedere ad un aumento di capitale, che i due amministratori non vogliono assolutamente fare.
L’aumento di capitale della Vicenza invece ragionevolmente partirà nella seconda metà di aprile. Esattamente la stessa tempistica ipotizzata per Veneto Banca, che invece chiederà mezzi freschi per un miliardo.
Due miliardi e mezzo, quindi, per due banche che distano 50 chilometri e che attualmente “capitalizzano” insieme, in base ai prezzi di recesso, 1,513 miliardi (valori teorici, perché nessuna delle due banche ha i mezzi necessari per rimborsare i soci che volessero esercitare tale diritto). Gli aumenti di capitale – e la trasformazione in spa, già varata da Veneto banca e sottoposta all’assemblea il 5 marzo per la Popolare Vicentina – sono una necessità per entrambe le banche: il Cet1, l’indicatore che misura il patrimonio di vigilanza delle banche, segna il 7,23% per Veneto banca e il 6,65% per la Vicenza, mentre Bce ha chiesto che entrambe le asticelle vengano portate al 10,25% (post aumento, quello della Vicenza supererà il 12%, Veneto banca si fermerà all’11,6%). Per questo, nonostante la volatilità dei mercati, i due istituti di credito andranno avanti comunque. La cosa buona è che in entrambi i casi c’è un consorzio di garanzia sull’aumento. Cosa diversa è a che prezzo gli investitori – e i vecchi azionisti, reduci da perdite di valore colossali negli ultimi 18 mesi – saranno disposti a mettere mano al portafoglio. Per Veneto banca il consorzio è costituito da dieci banche, per la Vicenza in cinque cureranno il colloca- mento delle azioni, ma solo Unicredit si è impegnata a garantire l’eventuale inoptato. Oltre alla volatilità dei mercati, le due banche hanno dovuto affrontare un consistente calo della raccolta, nella parte finale dell’anno, conseguenza anche del dissesto dei quattro istituti saltati. Così a fine 2015 Veneto banca ha registrato un meno 8,6% della raccolta diretta rispetto al 2014, mentre per la Popolare di Vicenza l’emorragia è stata del 23,3% (anche se i valori assoluti sono simili: 22,5 miliardi la Veneto; 21,9 la seconda). Di conseguenza, male anche l’indice di liquidità (Lcr) 2015: era al 53% per Veneto banca (a fine febbraio sopra il 70%) e al 47,5 per la Vicenza (superiore all’80 a fine gennaio). Infine le sofferenze nette: l’indice di copertura per la Vicenza è pari al 59,3%, Veneto banca si ferma al 56,4%. I crediti deteriorati netti sono il 20,4% degli impieghi netti per la Veneto e il 21,13% per la Vicenza.
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