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Bpm-Popolare la fusione al via ecco il piano

La prima fusione tra popolari dopo la legge di riforma per la trasformazione in spa – la prima e per il momento l’unica, nonostante il clima di grande attesa che si era diffuso un anno fa ha finalmente i contorni di un piano industriale, con obiettivi e un profilo reddituale. «Faremo di tutto per aumentare i ricavi», ha detto ieri Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Bpm e futuro capoazienda della nuova realtà che nascerà dalla fusione con il Banco popolare. Una banca che non ha ancora un nuovo nome, ma comincia ad avere una fisionomia: la realtà post integrazione avrà un miliardo e cento milioni di utile netto normalizzato a fine piano, nel 2019, un cost income (il rapporto tra le spese e i ricavi) pari al 57,8%, un livello di copertura delle sofferenze pari al 59% (sempre a fine periodo) e, per la stessa scadenza, una cessione di crediti in difficoltà – i
non performing loans
– per almeno 8 miliardi (e fino ad un massimo di 10). Nel frattempo, ci saranno una distribuzione di dividendi pari al 40% degli utili; costi di integrazione per 480 milioni; sinergie da costo per 320 milioni e da ricavo per 138 milioni. Il patrimonio di vigilanza, il Cet1, si assesterà al 12,9% nel 2019; per le fabbriche prodotto si vedrà. Infine ci sarà una riduzione di 335 agenzie entro fine piano (e poi con obiettivi anche più forti) mentre gli esuberi saranno 1.800 su base volontaria, risultato che ha fatto registrare la «soddisfazione» della Fabi.
E’ «un piano con molti dettagli e con dovizia di particolari, in modo coraggioso ma non aggressivo », ha detto Castagna, chiudendo la presentazione agli analisti, mentre Pier Francesco Saviotti, l’ad del Banco che per sua scelta ha annunciato che farà un passo indietro, ha commentato: «Mi hanno messo in vacanza».
A questo punto è partito ufficialmente il conto alla rovescia per la fusione: quindi, invio del piano industriale alla Bce e alla Consob, il primo adempimento necessario ad avviare l’iter autorizzativo formale, il secondo propedeutico al disco verde per il Prospetto del Banco per l’aumento di capitale da un miliardo. Che, secondo le previsioni, potrebbe partire a fine maggio, per concludersi nella metà di giugno. Un appuntamento garantito da un consorzio guidato da Mediobanca e Merrill Lynch; Saviotti, si è detto fiducioso sui tempi, le prossime settimane ci diranno quale sarà lo sconto che il mercato chiederà per sottoscrivere l’aumento. Calendario alla mano, invece, le rispettive assemblee di fusione dovrebbero svolgersi entro fine ottobre.
Per quella data si comincerà a capire meglio anche quale sarà il futuro della rete Bpm in Lombardia: banca-rete o solo brand commerciale. «Se debba avere una personalità giuridica o meno lo decideremo nell’arco di piano, ma ad oggi non vedo motivi perché non lo dovrebbe avere», ha detto Castagna; la realtà è che la banca autonoma per un triennio, che fino a poco tempo fa era sembra condizione imprescindibile, sta diventando sempre più rinunciabile.
Nel frattempo anche Veneto banca sta scaldando i motori per l’aumento di capitale (giovedì partirà il pre-marketing). Ieri il cda da poco insediatosi ha convocato per il 15 luglio l’assemblea per promuovere l’azione di responsabilità verso il vecchio management.

Vittoria Puledda

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