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Bpm: nessuna richiesta di modifica al piano industriale dalla Vigilanza

Nessuna richiesta di modifiche al piano. Questo il messaggio del comunicato diffuso ieri dalla Banca Popolare di Milano riguardo alla fusione con il Banco Popolare. L’istituto, a seguito dell’inchiesta del Sole 24 Ore a firma di Claudio Gatti, ha confermato che: «anche all’esito delle più recenti interlocuzioni con le Autorità di Vigilanza, non sono emerse richieste di modifica del Piano Industriale, che è stato alla base del rilascio dell’autorizzazioni per la fusione, le cui assunzioni e previsioni anche in tema ammontare di crediti in sofferenza e delle relative coperture restano quindi sostanzialmente confermate».
In mattinata, ieri, è giunta anche una nota del Banco Popolare, che precisava, riguardo agli esiti dell’attività ispettiva della Bce sulla gestione da parte del gruppo dei rischi di credito e dicontroparte alla data del 31 dicembre 2015, che «alla data odierna, non sono ancora pervenuti al Banco Popolare gli esiti definitivi degli accertamenti che verranno comunicati alla banca dal Joint Supervisory Team a valle dell’abituale confronto con le competenti funzioni della Bce». E anche l’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti sottolinea che non ci saranno sostanziali modifiche al piano strategico del gruppo risultante dalla fusione.
A Piazza Affari i titoli ieri mattina era scivolati dalle prime battute della seduta fino ad arrivare a cedere il 5% circa, per poi chiudere le contrattazioni con un progresso dell’1,42% per l’istituto guidato da Giuseppe Castagna e dell’1,12% per il Banco Popolare a fronte di un indice Ftse Italia Banks che ha registrato una flessione dello 0,45%.
Riguardo all’iter che ha portato all’approvazione del matrimonio con l’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti, Bpm tiene a ribadire: «la piena correttezza formale e sostanziale del processo che ha portato all’approvazione del progetto di fusione da parte delle assemblee straordinarie delle due banche lo scorso 15 ottobre». L’inchiesta del Sole 24 Ore ha ripercorso le tappe del processo attraverso i verbali della riunione congiunta del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza del 23 marzo scorso e a proposito, l’istituto sottolinea che «il processo ha previsto l’interazione dei diversi organi societari nel rispetto dei relativi ruoli e prerogative. Il consiglio di gestione, alla presenza del comitato Controlli, ha infatti proceduto: alla nomina degli advisor finanziari per le analisi di tutte le possibili opzioni conseguenti alla riforma delle banche popolari; all’individuazione delle principali linee guida della possibile operazione di aggregazione, sulla base dei quali si sono svolte le interlocuzioni con i possibili player, di cui ha ricevuto costante informativa; e esaminata ogni concreta alternativa, all’approvazione, lo scorso 23 marzo, del protocollo di intesa con il Banco Popolare e, in data 24 maggio, del progetto di fusione». Nelle due occasioni citate, precisa ancora la banca, il cdg ha espresso «apprezzamento generale sulla complessiva operazione di fusione» in marzo e «il proprio preventivo parere favorevole sul progetto di fusione» in maggio.
Riguardo, poi, ai via libera delle authority, Bpm sottolinea: «La Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea, dopo ampia istruttoria e anche sulla base del Piano Industriale approvato dalle due banche a maggio 2016, hanno rilasciato le prescritte autorizzazioni sulla fusione rispettivamente in data 8 e 9 settembre 2016».
Un altro punto su cui si è soffermata l’inchiesta di Gatti è l’informativa fornita agli azionisti in occasione dell’assemblea che ha votato l’operazione il 15 ottobre scorso. Su questo punto la banca scrive: «L’assemblea straordinaria dei soci ha ricevuto piena informativa sull’operazione sia in via preventiva mediante la messa a disposizione di tutti i documenti connessi all’operazione (ivi incluso il documento informativo, predisposto su base volontaria da Bpm) sia in sede assembleare attraverso le relazioni svolte dai presidenti del consiglio di sorveglianza e del consiglio di gestione e dal consigliere delegato, cui ha fatto seguito un approfondito dibattito».
Il nodo degli Npl del Banco
In occasione dell’assemblea del 15 ottobre «gli organi di Bpm hanno messo a disposizione dei soci tutte le informazioni disponibili a quella data», sottolinea l’istituto guidato da Castagna, precisando: «ivi inclusa l’attestazione rilasciata dal Banco Popolare in merito all’assenza di modifiche rilevanti degli elementi dell’attivo e del passivo del Banco Popolare non contemplate nel Piano Industriale».
Sul tema di eventuali problemi di “sottocopertura” dei crediti deteriorati del Banco, torna anche la nota diffusa dall’istituto veneto: «Nel corso del mese di giugno 2016 è stato completato l’aumento di capitale di circa euro 1 miliardo, destinato a riflettersi in accantonamenti straordinari da parte della Banca nella misura di circa Euro 1,5 mld nel corso del corrente esercizio. Nell’ambito di tale processo di innalzamento degli indici di copertura, il Banco Popolare ha già effettuato rilevanti rettifiche straordinarie al 30 settembre 2016 ed entro il 31 dicembre 2016 provvederà a completare gli ulteriori accantonamenti di natura straordinaria previsti nel piano di integrazione. Gli interventi di carattere straordinario programmati (combinati con gli accantonamenti previsti in via ordinaria che ammontano già a 640 mln al 30 settembre 2016) tengono conto delle interlocuzioni con il team ispettivo e consentiranno di conseguire l’aumento del livello delle coperture definito d’intesa con la Bce».

Monica D’Ascenzo

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