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Bpm, le banche estere aprono il dossier

Mentre la riforma delle Popolari si avvicina al voto del Parlamento tra il 9 e il 13 marzo, la trasformazione delle prime dieci banche cooperative in spa continua a sollecitare analisi e scenari delle banche d’affari in vista del futuro risiko. Risiko sempre più complesso, perché oltre alle possibili combinazioni tra popolari (e con istituti da consolidare come Carige e Mps) potrebbero scendere in campo anche le banche estere, sfruttando l’occasione del cambio di governance. 
A fare gola ci sarebbe in particolare la Bpm, l’istituto milanese guidato da Giuseppe Castagna: è collocato in un’area molto solida, dopo la ristrutturazione ha superato gli esami della Bce con 713 milioni di capitale in eccesso, ha una governance meno legata al territorio e più alle dinamiche sindacali interne, ha chiuso con un utile (approvato ieri dal consiglio di gestione) di 232 milioni e ha un il livello patrimoniale all’11,58% (common equity). Per questo motivo, sottolineano vari advisor, la Milano potrebbe essere il target perfetto per un istituto straniero che volesse espandersi o approdare in Italia. Nei giorni scorsi in alternativa ai matrimoni possibili con Bper o Carige o Ubi, per Bpm si sono già fatti i nomi delle francesi Bnp Paribas e Crèdit Agricole, già presenti in Italia, del Santander, e di Deutsche Bank, che in Italia arrivò proprio rilevando la Popolare di Lecco. Tuttavia non risultano ancora dossier aperti sui tavoli, se non meri abboccamenti fra i vari banchieri delle Popolari e i capi delle banche d’affari. «Nella strada c’è un traffico micidiale», commenta un banchiere di lungo corso. Un conto poi sono gli scenari teorici di analisti e investment bankers, un altro quelli probabili. Già al Forex il numero uno di Db in Italia, Flavio Valeri, aveva escluso di partecipare al risiko. Più in generale, le banche estere attenderanno di conoscere la versione finale della riforma Renzi e i regolamenti attuativi di Banca d’Italia per capire come muoversi. Per di più i 18 mesi di tempo concessi per trasformarsi in spa a Bpm, Banco Popolare, Ubi, Veneto Banca, Pop. Vicenza, Bper, Popolare Etruria, Popolare di Bari, Creval, Popolare Sondrio offrono una finestra temporale per procedere ad aggregazioni nazionali, con combinazioni variabili, viste con maggior favore dal governo.
Intanto ieri il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, è tornata sul caso dell’Etruria, di cui suo padre Pier Luigi era vicepresidente fino al commissariamento: «Mi dispiace per la mia famiglia e soprattutto per mio padre che è molto riservato e si è trovato nel vortice. Per fortuna però siamo molto uniti. Entrando nel merito l’Antitrust ha stabilito che non c’è conflitto di interessi. Io non ero presente al Consiglio dei ministri del decreto», ha dichiarato a Chi in edicola oggi.
«Del resto la banca è stata commissariata dal nostro governo, per cui non vedo trattamenti di favore; anche se a volte può far male, la legge è uguale per tutti».

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