Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bpm, la discesa di Mincione In Borsa la partita sui diritti

Mentre l’Italia e le banche nazionali sono al centro dell’interesse dei fondi internazionali, a muoversi in controtendenza è il finanziere anglo-italiano Raffaele Mincione, che ieri ha ufficializzato di essere sceso nella Popolare di Milano dal 7% al 5,7%. Resta sempre primo azionista della banca di piazza Meda, davanti al colosso Usa BlackRock che ha sottoscritto l’intero suo 5,14%, ma ha fatto una parziale marcia indietro dalla banca guidata da Giuseppe Castagna per «lo stallo» nel rinnovamento della governance, che non agevola la partecipazione dei fondi d’investimento. 
Dopo mesi di contrapposizioni proprio sulla governance e con una partecipazione data sempre più in bilico dentro Bpm, Mincione non aveva svelato i suoi piani durante l’aumento di capitale da 500 milioni di euro chiuso venerdì con il 99,48% di adesioni e che da oggi e fino al 2 giugno vede all’asta i diritti inoptati, pari allo 0,52% del capitale. Neppure a Castagna, insediatosi alla guida della banca lo scorso febbraio, aveva chiarito la sua posizione: «Ci ha sempre mostrato apprezzamento», aveva detto Castagna al Corriere . «Mi auguro seguirà l’aumento, ma non conosco quali siano le sue intenzioni né mi pare corretto chiederle». Ieri la posizione è stata esplicitata da Mincione, attraverso una nota del fondo Athena Capital, che custodisce la quota della banca.
L’investimento parziale in Bpm è per Mincione la conferma della «fiducia nelle potenzialità della banca», ha spiegato in una nota. Tuttavia «vista la situazione di stallo in cui si trova la riforma della governance della banca riteniamo inopportuno investire ulteriori risorse», ha precisato Massimo Catizone, ceo della Sicav di Mincione. «Mi auguro che l’ingresso di Blackrock tra gli azionisti possa fornire uno stimolo concreto e forte all’adozione della tanto auspicata riforma societaria».
Il riferimento è alla bocciatura di aprile in assemblea della proposta di cambiare lo statuto riequilibrando i poteri tra consiglio di sorveglianza e di gestione. Mincione ce l’ha anche con la Investindustrial di Andrea Bonomi, che ha dismesso subito dopo il rinnovo dei consigli l’intero suo 8,6% di Bpm, ma è riuscito comunque a piazzare i suoi uomini nel consiglio. «I meccanismi di rappresentanza del capitale nella gestione», scrive Mincione, «permettono a soggetti che hanno dismesso da tempo la propria partecipazione nella banca di mantenere una rappresentanza negli organi di governo della stessa». Questo «potrebbe presto diventare un ostacolo insormontabile alla crescita futura della banca».
Nei giorni scorsi Castagna aveva spiegato che il rinnovamento della governance con l’apertura al capitale è rinviata alla prossima assemblea di bilancio. L’obiettivo immediato è piuttosto la rimozione degli «add on», le riserve maggiori di capitale imposte dalla Banca d’Italia, che da sole valgono 750 milioni di euro di patrimonio, più dell’aumento stesso. La Borsa ci crede e, complice l’effetto elezioni, ha visto il titolo volare del 7,15% a 0,644 euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa